Bosnia: migliaia di migranti spostati in tendopoli

Pubblicato il 27 marzo 2020 alle 19:05 in Balcani Immigrazione

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Le autorità della Bosnia hanno disposto il trasferimento di migliaia di migranti in un campo a Lipa, a circa 25 chilometri dal confine con la Croazia. 

È quanto rivelato, venerdì 27 marzo, dal Guardian, il quale ha altresì specificato che la decisione di Sarajevo giunge a causa della diffusione del coronavirus nel Paese. 

Nello specifico, il sito di informazione ha rivelato di essere entrato in possesso di un documento in cui si legge che la sede centrale della difesa civile di Bihac ha chiesto che il trasferimento dei migranti venga messo in atto per prendere urgenti provvedimenti alla luce dell’emergenza da coronavirus. 

In particolare, il sindaco di BihacSuhret Fazlic, ha dichiarato che i migranti che si aggiano per la città e per altri comuni rappresentano un pericolo, in quanto potenziali portatori del virus.  

I lavori di allestimento del campo sono iniziati da pochi giorni e hanno diffuso il panico tra i richiedenti asilo e i volontari, i quali temono che le nuove misure non garantiscano più alcuna forma di assistenza ai migranti. In particolare, i principali dubbi riguardano la possibilità che manchi l’accesso all’acqua, al riscaldamento e all’elettricità, oltre che il possibile ulteriore deterioramento delle condizioni di vita dei migranti. 

In particolare, una organizzazione che si occupa della denuncia degli abusi sui migranti nei Balcani occidentali, la Border Violence Monitoring Network, ha dichiarato che la decisione di Sarajevo dimostra ulteriormente la continua regressione nel trattamento dei migranti situati nella porzione occidentale della Bosnia. In aggiunta, il trasferimento in una tendopoli viene definito come un ulteriore passo verso la soppressione delle condizioni di vita e la restrizione della libertà di movimento. 

Ciò sembra essere confermato dal documento ottenuto dal Guardian, in ci si legge che le autorità hanno imposto la totale restrizione dei movimenti dei migranti oltre le strutture stabilite, le quali saranno controllate dalla polizia, e hanno vietato il trasporto dei migranti a bordo di qualsiasi mezzo. 

Secondo i dati diffusi lo scorso 18 febbraio dal ministro della Sicurezza, Fahrudin Radoncic, i migranti in Bosnia risultano essere almeno circa 5.000, di cui 3.500 in centri di accoglienza. I restanti 1.500, invece, hanno trovato rifugio in abitazioni private, nel caso in cui siano partiti con denaro a sufficienza, oppure in strutture abbandonate nei centri delle città. Tuttavia, le stime menzionavano anche l’aumento del numero degli arrivi dei migranti, in tale periodo stimati a circa 80 al giorno.   

In tale clima, in Bosnia si è verificato un aumento del numero di crimini commessi dai migranti, ma ciò nonostante, il Paese non dispone di fondi necessari per incrementare il personale di polizia.  

La principale meta dei migranti in Bosnia sembra essere la Croazia, membro dell’Unione Europea, motivo per cui molti si concentrano nell’area nord-occidentale del Paese, nei pressi del confine con il territorio croato. Tuttavia, i migranti hanno riportato di aver subito violenza da parte della polizia croata, accusata anche di dar fuoco agli abiti dei migranti e di sequestrare i loro telefoni cellulari. Da parte sua, la Croazia ha smentito tali accuse.   

Una delle aree più colpite del Paese è Velika Kladusa, a ridosso del confine con la Croazia, dove sono in centinaia i migranti che soggiornano in capannoni abbandonati. La posizione di Velika Kladusa, sottolinea ANSAmed, è strategica. Da lì i migranti possono tentare più volte di oltrepassare il confine, dal momento che solo alcuni ci riescono, mentre altri, respinti alla frontiera, sono costretti a riprovarci. Nella cittadina si trova il centro di accoglienza Miral, ma secondo i dati riportati, le autorità stimano che nel territorio comunale via sia oltre il doppio dei migranti ospitati dal centro.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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