Algeria: le sfide di Tebboune, in carica da 100 giorni

Pubblicato il 27 marzo 2020 alle 16:31 in Africa Algeria

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Il mandato del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, è giunto, il 27 marzo, al centesimo giorno. Il capo di Stato si trova, però, ad affrontare due sfide principali. La prima è legata alla diffusione del Covid-19, mentre la seconda alle conseguenze economiche.

Come evidenziato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, l’Algeria, in realtà, ancor prima della nomina di Tebboune, stava affrontando problematiche a livello economico e sociale. Tuttavia, il loro perpetrarsi ed aggravarsi nelle ultime settimane non ha consentito al presidente di mettere in atto il piano di riforme politiche e costituzionali presentato nel corso della sua campagna elettorale. Non da ultimo, il capo di Stato algerino si è trovato costretto a rimandare diversi progetti politici ed economici, tra cui il progetto per la riforma della costituzione e per il cosiddetto “dialogo politico”.

Secondo quanto affermato dal quotidiano, sebbene sia presto per giudicare il lavoro di Tebboune, le sfide che l’Algeria si ritrova attualmente ad affrontare rappresentano un duro test e mettono alla prova le sue capacità di salvare il paese da un possibile crollo finanziario e da una crisi epidemica straordinaria. Allo stesso tempo, è ora che il presidente avrà la possibilità di presentare un piano di riforme convincente. Già nei suoi primi commenti pubblici dopo la vittoria, Tebboune aveva affermato che avrebbe “teso una mano” al movimento di protesta “per un dialogo, per costruire una nuova Algeria”. Inoltre, si era detto disposto ad attuare un vero cambiamento politico nel minor tempo possibile, incluso un emendamento costituzionale, considerato un tassello fondamentale di una nuova repubblica. Il fine ultimo, era stato sottolineato, è la separazione dei poteri.

Lo sguardo degli algerini è poi rivolto all’economia che, sin dal mese di febbraio 2019, ha subito le conseguenze dei movimenti di protesta. Al momento, secondo quanto riportato da al-Araby al-Jaded, stanno altresì emergendo i segnali di quella che potrebbe rivelarsi la seconda crisi petrolifera e finanziaria più grave per la storia algerina dal periodo di recessione del 1986. I prezzi del petrolio si sono abbassati gradualmente, fino a raggiungere i livelli più bassi degli ultimi decenni, e le riserve statali ammontano a meno di 60 miliardi di dollari. Un segno, quest’ultimo, che vede l’Algeria dirigersi verso politiche economiche sempre più restrittive e che ha altresì ridotto il margine di manovra di Tebboune e del governo. I guadagni derivanti dalle entrate petrolifere, è stato sottolineato, rappresentano la “porta per acquistare la pace sociale” ed una loro diminuzione desta preoccupazione.

Parallelamente, l’emergenza coronavirus ha toccato anche l’Algeria, dove il primo caso positivo è stato registrato il 24 febbraio, mentre il primo decesso risale al 12 marzo. La pandemia ha reso necessario il trasferimento di parte del budget dello Stato verso il settore sanitario e l’impiego di fondi statali per acquistare attrezzature e dispositivi medici. Circa metà dei dipendenti statali è stata licenziata, il ciclo economico interrotto e sono state mobilitate ulteriori risorse nell’apparato di sicurezza del Paese, esercito incluso, per gestire la crisi.

Non da ultimo, Tebboune deve farsi carico dei risultati di anni di corruzione politica e finanziaria e di una cattiva gestione del denaro pubblico, come è risultato evidente nel settore sanitario. Pertanto, il presidente è sottoposto ad un esame importante, in cui la popolazione algerina valuterà le sue capacità di gestione della crisi, sebbene fino ad ora il capo di Stato non sia riuscito a guadagnare la sua fiducia, viste le politiche di repressione attuate contro manifestanti e attivisti prima che il coronavirus mettesse a tacere le proteste. Una nota positiva, sottolineano il quotidiano ed alcuni analisti, è da ritrovarsi nella politica estera adottata e nella maggiore apertura verso questioni internazionali, Libia in primis.

L’Algeria vive in un clima di forte mobilitazione popolare sin dal 22 febbraio 2019, quando gli algerini sono scesi per le strade chiedendo, inizialmente con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali e il rinnovo dell’élite politica al potere. Un cambiamento ha, però, avuto luogo quando l’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, ha chiesto di estendere ulteriormente il proprio mandato, durato già venti anni. A quel punto, le forze di sicurezza hanno cominciato a utilizzare la forza per disperdere i manifestanti, arrestando i leader e gli organizzatori delle proteste. Con Tebboune i toni sono sembrati più pacati e il governo ha mostrato maggiore tolleranza verso i manifestanti, in alcuni casi addirittura elogiando il loro impegno civile e tentando di promuovere forme di collaborazione.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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