Yemen: la coalizione accoglie l’invito dell’Onu al cessate il fuoco

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 11:22 in Medio Oriente Yemen

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Il portavoce ufficiale della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha affermato che le proprie forze sono pronte ad accogliere l’invito delle Nazioni Unite al cessate il fuoco in Yemen, di fronte alla crescente emergenza legata alla diffusione di coronavirus.

L’annuncio è della sera del 25 marzo, data in cui la coalizione internazionale, attiva in Yemen a fianco del governo centrale legittimo riconosciuto a livello internazionale, si è detta disposta a sostenere gli sforzi profusi in Yemen dall’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, volti a promuovere una de-escalation nel Paese, ad alleviare le sofferenze della popolazione e ad adottare misure concrete che riguardino aspetti umanitari ed economici e pongano le condizioni necessarie a far fronte alla diffusione di Covid-19.

L’invito a livello Onu era giunto, in particolare, dal segretario generale, Antonio Guterres, il quale, il 25 marzo, ha esortato l’umanità intera ad impegnarsi per far fronte all’emergenza sanitaria e ai pericoli derivanti dalla diffusione di coronavirus. Per quanto riguarda lo Yemen, nella dichiarazione rilasciata dal portavoce Stephane Dujarric, il segretario generale ha sottolineato come le battaglie in corso nella aree yemenite di al-Jawf e Ma’rib rischiano di esacerbare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione.

Pertanto, tutte le parti impegnate nel conflitto, dal governo, alla coalizione, ai ribelli Houthi, sono state invitate a porre fine alle ostilità e a fare del proprio meglio per impedire una eventuale diffusione di coronavirus. Inoltre, Guterres ha ribadito che la pista politica continua a rappresentare l’unico percorso perseguibile verso una risoluzione inclusiva e sostenibile al conflitto. “È giunto il momento di porre fine al conflitto armato e concentrarci insieme su ciò che minaccia davvero le nostre vite” sono state le parole del segretario generale.

Tale invito, ancor prima della coalizione, era stato colto dal governo centrale yemenita. In una dichiarazione del 25 marzo, è stato affermato che, di fronte al quadro attuale yemenita a livello politico, economico e sanitario, è necessario frenare ogni forma di escalation ed unirsi agli sforzi profusi a livello globale, con il fine ultimo di salvaguardare la vita dei cittadini. Pertanto, il governo yemenita si è detto disposto ad impegnarsi per ripristinare lo Stato, porre fine allo spargimento di sangue e far sì che la pandemia non si diffonda anche all’interno dei territori yemeniti.

La minaccia posta dalla diffusione del Covid-19 preoccupa il popolo yemenita, vista l’assenza di strutture e risorse adeguate ed un sistema sanitario logorato dal perdurante conflitto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso il suo ufficio in Yemen, ha riferito, il 25 marzo, che il virus sembra non essere ancora giunto nel Paese. Tuttavia, le autorità yemenite hanno disposto alcune misure preventive, tra cui la chiusura di scuole e università, i blocchi alle frontiere e negli aeroporti e l’interruzione delle preghiere in moschea.

Dal canto loro, i leader Houthi hanno garantito all’inviato delle Nazioni Unite che istituiranno sale operative nelle diverse aree del Paese, attraverso cui favorire lo scambio di informazioni relative alla diffusione di Covid-19, sebbene sia stato evidenziato come l’embargo posto nelle aree portuali rappresenti un ostacolo agli sforzi profusi per arginare la diffusione del virus. Un blocco simile, è stato specificato, impedisce l’arrivo delle attrezzature mediche e dei medicinali necessari.

Il conflitto civile in Yemen è in corso da cinque anni. Questo è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In tale quadro, sin dalla metà del mese di gennaio 2020, lo Yemen è testimone di una violenta escalation, che ha interessato prevalentemente i governatorati di Ma’rib, Jawf e Sana’a, dove le forze congiunte, ovvero della coalizione internazionale a guida saudita e dell’esercito centrale, stanno provando a liberare i luoghi precedentemente conquistati dai ribelli, dirigendosi verso la capitale. Il primo marzo, gli Houthi sono riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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