Mali: scomparso leader dell’opposizione, si teme rapimento

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 16:24 in Africa Mali

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In Mali, il principale leader dell’opposizione, Soumaila Cisse, risulta scomparso insieme ad altri 11 membri della sua delegazione. Dell’uomo e del suo team non si hanno più notizie da quando, negli ultimi giorni, Cisse aveva avviato una campagna elettorale nelle regioni centrali del Paese, le più colpite dalla furia dei gruppi jihadisti locali. Il suo partito, l’Unione per la Repubblica e la Democrazia (URD), ha dichiarato che nessun membro del gruppo è più reperibile da mercoledì 25 marzo, quando avrebbero dovuto raggiungere il villaggio di Koumaira, nella regione settentrionale di Timbuktu. L’ipotesi è che siano stati rapiti. I militanti legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico lanciano frequenti attacchi contro obiettivi civili e militari nell’area.

“Non abbiamo ancora nessuna notizia di Cisse o della sua delegazione”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters il vicepresidente dell’URD, Madani Traore. Nel frattempo, il partito ha istituito un comitato di crisi e ha esortato il governo, i militari e le forze di pace delle Nazioni Unite a trovare il gruppo scomparso. Cisse è il principale leader dell’opposizione in Mali. L’uomo ha già perso le elezioni del 2013 e del 2018 contro l’attuale presidente, Ibrahim Boubacar Keita.

L’incidente precede di qualche giorno le nuove elezioni legislative, che, secondo le autorità, dovrebbero tenersi domenica 29 marzo nonostante l’epidemia di coronavirus. Il Mali è uno degli ultimi Paesi dell’Africa occidentale a confermare ufficialmente i propri casi, annunciandone 2 mercoledì 25 marzo. A causa del virus, il Paese ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria e il presidente Keita, ha indetto un coprifuoco notturno, valido dalle 21.00 alle 5.00 del mattino. Il voto parlamentare era originariamente previsto per il 2018 ma è stato rimandato più volte a causa dell’insicurezza generale.

Il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area opera anche il G5 Sahel, una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il 13 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato i partner africani del G5 Sahel per la cosiddetta conferenza di Pau. In tale occasione, i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania si sono detti concordi nel rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e hanno stabilito di creare un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo.

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

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Chiara Gentili

di Redazione

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