Libia: il governo tripolino determinato a proseguire con “Tempesta di pace”

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 17:28 in Africa Libia

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Il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), si è detto determinato a proseguire con l’operazione “Tempesta di pace”, volta a frenare gli attacchi dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) contro la capitale.

Questo è quanto riferito, giovedì 26 marzo, dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, il quale ha sottolineato che l’operazione, lanciata il 25 marzo, è da inserirsi in un’ottica di autodifesa di fronte alle continue violazioni perpetrate dalle forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar. In particolare, il premier tripolino ha affermato che il proprio governo, definito civile e legittimo, adempie ai propri obblighi nei confronti della comunità internazionale, ma, al contempo, è il popolo ad avere la priorità e, pertanto, ha il dovere di proteggerlo, nel quadro del diritto di legittima autodifesa e nei limiti di quanto stabilito dal diritto internazionale. Inoltre, è stato dichiarato, gli attacchi di Haftar rappresentano una forma di disprezzo per la vita dei cittadini e per le risoluzioni prese in sede Onu e in occasione della conferenza di Berlino, del 19 gennaio scorso.

A tal proposito, al-Sarraj ha messo in evidenza come già in precedenza Tripoli si fosse detta disposta ad agire in caso di violazione della tregua, accettata anche dalla controparte per prevenire una eventuale diffusione di Covid-19 nel Paese. Tuttavia, è stato riferito, le forze di Haftar hanno continuato a colpire i quartieri residenziali e a provocare vittime civili, tra cui anche donne e bambini. Per tale motivo, l’operazione “Tempesta di pace” mira a rispondere a tali “attentati terroristici” perpetrati contro i cittadini libici da milizie terroristiche e da mercenari ad esse affiliate.

La prima mossa delle forze tripoline è stata rappresentata dal bombardamento di una base aerea dell’LNA, nella mattina del 25 marzo. In particolare, si è trattato della base di al-Watiya, situata a 140 km a Sud-Ovest della capitale, e a 25 km di distanza dal confine libico-tunisino. L’operazione è stata definita di successo ed ha portato altresì all’arresto di decine di combattenti e mercenari, tra cui anche due comandanti, oltre alla distruzione di un aereo da guerra e alla conquista di una vasta area della base. L’LNA, dal canto suo, a seguito dell’attacco, ha affermato di essersi spostato verso la città di Zuwara, città controllata dal GNA, situata a circa 45 km a Nord della base oggetto dell’attacco, dopo aver arrestato alcuni combattenti di Tripoli e sequestrato armi e munizioni. Parallelamente, il 25 marzo, l’esercito di Haftar ha altresì continuato ad avanzare presso gli assi di Aziziya e Sa’adia, alla periferia di Tripoli, a seguito di scontri definiti i più violenti delle ultime settimane.

Gli attacchi dell’LNA e la risposta di Tripoli rappresentano una violazione della tregua esortata dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi a livello internazionale, di fronte alla crescente diffusione del coronavirus nel mondo così come nei Paesi Nord-africani. Il timore è che la diffusione di Covid-19 possa ulteriormente esacerbare la crisi libica e provocare maggiori sofferenze per l’intera popolazione, di fronte ad un quadro caratterizzato da risorse e infrastrutture medico-sanitarie insufficienti ed inadeguate, oltre a un numero crescente di vittime causate dal conflitto in corso.

Di fronte a tale scenario, la missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia ha esortato le parti coinvolte nel conflitto ad impegnarsi per una de-escalation, evidenziando come al momento sia necessario concentrarsi sulla lotta contro il coronavirus e garantire la sicurezza della popolazione. A tal proposito è stata richiesta la cessazione immediata delle ostilità e del flusso di armi e combattenti verso la Libia. “Mentre il mondo intero si impegna a combattere la diffusione dell’epidemia di coronavirus, con ripercussioni anche per i Paesi ricchi di risorse, gli attacchi e i contrattacchi in Libia continuano a causare più sofferenze e vittime tra i civili”, ha dichiarato la Missione.

È dal 4 aprile 2019 che Haftar ed il proprio esercito cercano di prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, l’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione