L’Egitto promette impegno nella stabilizzazione del Sud Sudan

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 17:08 in Egitto Sud Sudan

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In un colloquio telefonico, avvenuto mercoledì 25 marzo, il presidente sud sudanese Salva Kiir ha ringraziato l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il suo Paese per gli “sforzi volti a sostenere la stabilità del Sud Sudan”. Durante la chiamata, al-Sisi ha elogiato l’impegno di Juba nel formare un nuovo governo di unità e di transizione, ha riferito il portavoce della presidenza egiziana, Bassam Rady, in una nota.

A fine febbraio, il Sud Sudan ha svelato la formazione del nuovo governo, un passo importante per porre fine ai lunghi anni di guerra civile e alla continua rivalità con i gruppi ribelli del Paese. Il presidente egiziano è stato uno dei maggiori sostenitori dell’accordo di pace e della fine delle ostilità tra Salva Kiir e il leader dell’opposizione Riek Machar. Al-Sisi ha sottolineato che l’Egitto “continuerà a fornire tutto il supporto possibile al Sud Sudan e appoggerà sempre il processo di pace”, ha riferito Rady. Durante la chiamata, i due leader hanno altresì discusso delle strategie per rafforzare le relazioni bilaterali e hanno affrontato una serie di questioni regionali comuni.

Il leader dell’opposizione, Riek Machar, ha prestato giuramento il 22 febbraio nella capitale del Paese, Juba, come vice del presidente, Salva Kiir. “Giuro che sarò fedele con la massima solerzia alla Repubblica del Sud Sudan”, ha dichiarato Machar nel suo giuramento di fronte a una stanza piena di diplomatici e rappresentanti regionali, tra cui il leader sudanese, Abdel Fattah al-Burhan. Tra gli applausi, Machar ha abbracciato e stretto la mano a Kiir. Da parte sua, Kiir ha affermato che si trattava della “fine ufficiale della guerra” nel Paese. “Ora possiamo proclamare una nuova alba”, ha dichiarato solennemente il presidente, aggiungendo di aver scusato Machar e di aver a sua volta chiesto perdono al vecchio nemico. Poi, ha invitato i rispettivi gruppi etnici Dinka e Nuer a fare lo stesso. 

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati da Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto 2018, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si erano rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente.

I due leader erano poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, un importante accordo di pace. Secondo quanto previsto dal patto, Machar ricoprirà nuovamente il ruolo di vicepresidente. Un’altra disposizione fondamentale prevista dal trattato riguarda la reintegrazione dei ribelli nell’esercito, condizione che deve ancora essere attuata. La mancanza di fondi e la scarsa fiducia reciproca tra le parti hanno messo a repentaglio il rispetto della promessa e rischiano di far svanire le speranze sulla creazione, inizialmente auspicata, di una forza unificata si 83.000 soldati. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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