Iran: cresce l’emergenza coronavirus, ma Rouhani è ottimista

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 14:58 in Iran Medio Oriente

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Il bilancio dei casi positivi al Covid-19 aumenta anche in Iran, toccando, il 26 marzo, quota 29.406. Tuttavia, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, si è detto ottimista circa un possibile controllo della pandemia.

L’Iran rappresenta il Paese maggiormente colpito dall’emergenza coronavirus in Medio Oriente, oltre ad essere considerato il principale focolaio della regione e centro di diffusione del virus. I primi contagi di Covid-19 erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso in altre province iraniane, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan. In particolare, le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati iraniani, su un totale di 31. Al 26 marzo, i dati riportati dal Ministero della Salute e dalle autorità iraniane registrano 2.234 decessi, di cui 157 registrati nelle 24 ore precedenti, accanto a 10.457 casi totali di guarigione. Teheran si colloca, pertanto, al quarto posto per numero di vittime a livello mondiale, dopo Italia, Cina e Spagna.

Secondo quanto affermato da un funzionario del Ministero dell’Interno, l’Iran non ha ancora raggiunto il picco dei contagi e si prevede che nei prossimi giorni il numero di casi positivi al coronavirus aumenterà. Tuttavia, il capo di Stato Rouhani ha dichiarato che tra due settimane il Paese sarà pronto a rallentare la diffusione della pandemia. Altra nota positiva espressa dal presidente, seppur discordante con quanto riferito dal ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, riguarda il quadro economico. In particolare, è stato più volte evidenziato come l’emergenza coronavirus rischi di aggravare ulteriormente lo status del settore sanitario e dell’economia iraniana, che risente delle conseguenze delle sanzioni poste dagli Stati Uniti.

Per Rouhani, invece, Teheran al momento è ancora in grado di fornire i beni essenziali e si desidera continuare a far crescere l’economia, anche nelle condizioni attuali. Per fare cio, però, il governo necessita di circa un miliardo di dollari provenienti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), volti ad affrontare l’emergenza in corso. A tal proposito, ha affermato Rouhani, si spera che la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, accetti di ricevere tale importo, necessario per equipaggiare gli ospedali e saldare i bilanci dei prossimi tre mesi per i casi di disoccupazione.

Dal Ministero della Salute è poi giunta la notizia secondo cui, nella seconda metà di maggio, il numero di pazienti colpiti dal Covid-19 sarà di almeno 811mila, con la possibilità di raggiungere quota 1 milione e 160mila. In tale quadro, dal 26 marzo, in Iran è stato posto il divieto di spostamento tra le città, di fronte al timore che il Paese possa essere colpito da una seconda ondata. Inoltre, coloro che si sono recati fuori in occasione del capodanno persiano, sono stati esortati a ritornare nei propri comuni ed abitazioni. Parallelamente, è stato prolungato il periodo di chiusura di scuole e università.

Risale al 12 marzo l’appello del ministro degli Esteri Zarif per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. Parallelamente, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus e l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI.

Parallelamente, il 17 marzo, Washington ha inserito 7 nuove società internazionali nella lista nera per l’acquisto di prodotti petrolchimici iraniani, alcune con sede in Sud Africa, Hong Kong e Cina. Il 19 marzo, poi, sono state imposte nuove sanzioni contro altre 5 società. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, per alcuni gli USA non accetteranno di revocare le sanzioni imposte sino ad ora contro l’Iran e facilitare la ripresa di Teheran in una fase delicata.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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