Armenia: pugno duro contro le fake news sul coronavirus

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 8:17 in Armenia Europa

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Le autorità armene hanno iniziato una campagna contro i siti di informazione e gli utenti i social media che diffondono notizie false sul coronavirus. Una campagna che ha spinto le organizzazioni giornalistiche nel paese a protestare contro il governo che, a loro avviso “sta reagendo in modo eccessivo”.

L’Armenia ha istituito lo stato di emergenza il 16 marzo a seguito di un forte aumento dei casi di COVID-19. Una delle disposizioni era il divieto di pubblicare o condividere qualsiasi informazione sull’epidemia che non proveniva dal governo armeno o da fonti ufficiali di altri paesi.

Secondo le organizzazioni della stampa, la polizia sta considerando “in senso molto lato” ciò che si intende per violazione di tale norma.

La giornalista Marine Kharatyan ha riferito al servizio armeno di Radio Free Europe che la polizia l’ha visitata e ha chiesto di eliminare un post di Facebook che aveva scritto su una grande fabbrica in Armenia che richiedeva ai dipendenti di venire a lavorare anche se avevano la febbre. “Hanno detto che era perché stava causando il panico”, ha detto Kharatyan. “Il governo non sta risolvendo il problema e la gente si affida ai giornalisti” – afferma la giornalista.  

Il sito web di notizie Aravot è stato costretto a modificare una storia che citava l’analista russo Valerij Solovej, che parlando nel programma radiofonico Echo Moskvy, sosteneva che la Russia nascondesse le vere cifre dell’epidemia di coronavirus in quel paese. Ha anche citato il primo ministro Nikol Pashinyan affermando che non tutti i paesi stavano pubblicando statistiche affidabili sulla malattia. Dopo che la polizia ha avvertito il sito della possibilità di una multa di 500.000 dram (circa 1.000 euro), lo hanno modificato per includere solo la dichiarazione di Pashinyan.

Anche la televisione pubblica armena, la principale fonte del governo per la diffusione di informazioni ufficiali, è stata costretta a cancellare un pezzo che citava la CNN affermando che in Iran le persone morivano di coronavirus al ritmo di un decesso ogni 10 minuti.

Un noto medico, Artavazd Sahakyan, ha pubblicato su Facebook che il governo dovrebbe fare di più per imporre il “distanziamento sociale” perché le strade di Erevan erano ancora animate anche dopo lo stato di emergenza. La polizia ha chiesto che rimuovesse il post.

Diverse organizzazioni giornalistiche del paese si sono unite per protestare contro quella che definiscono “ondata di censura” e hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. “Dacché queste disposizioni sono entrate in vigore, la loro attuazione è stata inefficace, sproporzionata, irragionevole e non è nell’interesse pubblico” – si legge nella nota, ripresa da Reporters sans frontières, l’organizzazione che monitora la libertà di stampa.

Il premier Pashinyan, ex giornalista, ribadisce che la misura è utile per prevenire la diffusione di fake news ed evitare reazioni scomposte come assalti ai supermercati e ai pronto soccorso.

Ad oggi in Armenia sono registrati 265 casi di positività al virus, di cui 16 guariti e nessun morto.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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