Africa, coronavirus: arrivano a 46 i Paesi contagiati

Pubblicato il 26 marzo 2020 alle 9:25 in Africa

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In Africa, anche Mali e Guinea-Bissau hanno confermato i loro primi casi di coronavirus portando a 46 i Paesi del continente contagiati dall’epidemia. In Mali, i pazienti infetti sono due cittadini tornati dalla Francia il 12 e 16 marzo. Si tratta di una donna di 49 anni, residente nella capitale, Bamako, e di un uomo di 62 anni che vive nella città occidentale di Kayes. I due sono attualmente in osservazione e le autorità stanno procedendo a rintracciare tutti i loro contatti. Il sistema sanitario del Paese, tuttavia, dispone di risorse insufficienti per riuscire a contenere un’eventuale aumento dei casi.

Anche la Guinea-Bissau ha registrato i suoi primi due casi di coronavirus, secondo quanto riferito, mercoledì 25 marzo, dal primo ministro Nuno Gomes Nabiam. I pazienti sono un funzionario delle Nazioni Unite di nazionalità congolese e un cittadino indiano, entrambi messi in quarantena. Tra le altre misure, le autorità hanno rivelato di voler chiudere i trasporti pubblici per cercare di prevenire una diffusione incontrollata del virus.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i casi ufficiali sul continente africano hanno superato i 1.500. Tuttavia, come sottolineato dal dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’organizzazione, “non possiamo considerare questo numero come lo specchio dell’effettiva quantità di casi che abbiamo in Africa. Con tutta probabilità, ci sono casi non rilevati e casi non segnalati”. In più, ha aggiunto il direttore dell’OMS, se anche i pazienti infetti fossero effettivamente solo quelli dichiarati, “il continente deve comunque prepararsi al peggio”. “In altri Paesi abbiamo visto come il virus acceleri effettivamente dopo un certo punto critico. Quindi il miglior consiglio per l’Africa è quello si prepararsi al peggio e di prepararsi oggi”, ha specificato Tedros, sottolineando la necessità di fare più test possibili per poter tenere traccia dei contatti, isolarli e tagliare sul nascere le possibilità di contagio. “Penso che l’Africa dovrebbe svegliarsi, penso che il mio continente dovrebbe svegliarsi”, ha concluso il direttore, che è nato in Eritrea ma ha vissuto fin da piccolo in Etiopia. 

I numeripiù alti di contagi nel continente sono registrati, al momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 212 casi, l’Algeria 216, la Tunisia 166, l’Egitto 340 e la Libia 1. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 2 in Mauritania, 90 in Senegal, 2 in Gambia, 4 in Guinea, 2 in Guinea-Bissau, 2 in Mali, 132 in Burkina Faso, 3 in Liberia, 77 in Costa d’Avorio, 64 in Ghana, 22 in Togo, 6 in Benin, 48 in Nigeria, 72 in Camerun, 9 in Guinea Equatoriale, 5 in Gabon, 46 in Repubblica del Congo, 3 in Repubblica Centrafricana, 14 in Repubblica Democratica del Congo, 5 in Namibia, 697 in Sudafrica, 4 in Eswatini, 12 in Zambia, 41 in Ruanda, 13 in Tanzania, 27 in Kenya, 1 in Somalia, 12 in Etiopia, 11 in Gibuti, 2 in Sudan, 46 nelle Mauritius, 3 in Ciad, 6 in Niger, 3 in Angola, 2 in Zimbabwe, 5 in Mozambico, 14 in Uganda, 4 in Eritrea.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Il Marocco ha stanziato circa 1 miliardo di dollari per migliorare le strutture sanitarie. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è inoltre l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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