Sudan: ministro della Difesa muore durante una visita in Sud Sudan

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 10:59 in Africa Sudan

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Il ministro della Difesa sudanese, il generale Gamal al-Din Omar, è morto per un attacco di cuore, martedì 24 marzo, mentre si trovava in visita ufficiale in Sud Sudan per partecipare ai negoziati di pace tra il governo di transizione di Khartoum e i gruppi ribelli. Luomo era membro del Consiglio sovrano sudanese, lorgano politico più importante del Paese dalla caduta dellex presidente Omar al-Bashir. Le cause della morte di al-Din Omar sono state confermate da una dichiarazione dellesercito, mercoledì 25 marzo. Da parte sua, il generale Abdel Fattah al-Burhan, che presiede il Consiglio sovrano, ha affermato che il ministro è morto mentre combatteva per la stabilità del Sudan, una frase che fa riferimento alle lunghe trattative di pace con i gruppi ribelli per cercare di mettere fine alla guerra civile nel Paese africano. I colloqui, organizzati a Juba, sono finalizzati a riappacificare la nazione e a supportare la strada verso la democrazia. La firma di un accordo di pace con i ribelli è cruciale per il governo di transizione sudanese che cerca di risollevare leconomia in recessione, attirare aiuti stranieri ed affermare la democrazia.

Il Consiglio di transizione sudanese e i leader dei gruppi ribelli hanno ripreso i colloqui di pace, il 14 ottobre , con l’obiettivo di porre fine ai molteplici conflitti nel Paese, una condizione chiave per la rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Tale designazione impedisce alla nazione africana di risollevare la sua economia ricorrendo ai finanziamenti di istituzioni internazionali di credito come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. La rimozione dall’elenco aprirebbe potenzialmente le porte anche agli investimenti stranieri.

Uno dei compiti principali del governo di transizione, durante i primi 6 mesi del suo operato, è proprio la definizione di un piano pacificatore mirato a sedare i conflitti tra i gruppi armati attivi nella parte meridionale e nord-occidentale del Paese. Due importanti punti di dibattito sono poi il ruolo del Servizio di Intelligence Generale del Paese e quello delle Forze di Supporto Rapido (RSF). In base alla bozza della dichiarazione, i servizi segreti riporteranno direttamente al gabinetto di governo e al consiglio sovrano, organo che governerà il Paese nel periodo di transizione, mentre le RSF ricadranno nella giurisdizione del commando generale delle forze armate. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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