Siria: le Syrian Democratic Forces al centro di tensioni

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 10:00 in Siria Turchia

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Due membri delle Syrian Democratic Forces (SDF) sono stati uccisi e altri sono rimasti altri feriti a seguito di un attacco, ancora non rivendicato, nel Nord-Est della Siria. Parallelamente, la Turchia ha continuato a colpire le postazioni del gruppo nelle periferie di Aleppo e Raqqa.

La notizia è stata riferita dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui gli episodi sono da riferirsi alla sera del 24 marzo. In particolare, fonti delle SDF hanno rivelato che alcuni aggressori, la cui identità è tuttora ignota, hanno sparato contro un posto di blocco in cui erano presenti membri affiliati alle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), situato all’ingresso del villaggio di al-Hariri, nell’area rurale orientale di Hasaka. Due uomini sono stati uccisi ed un altro è rimasto ferito, mentre gli assalitori sono fuggiti immediatamente dopo l’attentato.

Le medesime fonti hanno poi riferito che un ordigno esplosivo è stato fatto esplodere contro un’auto delle unità curde, mentre questa attraversava il villaggio di Abu Sharb, a Nord del governatorato di Raqqa, causando danni al veicolo e ferendo tre membri della milizia. Ciò si è verificato alcune ore dopo gli attacchi perpetrati contro le postazioni delle SDF di Hasaka e Raqqa, che hanno provocato l’uccisione e il ferimento di almeno 5 membri del gruppo curdo.

Parallelamente, fonti affiliate alle SDF hanno riferito che l’esercito di Ankara continua a colpire quasi quotidianamente le postazioni e le aree poste sotto il controllo delle forze curde, situate prevalentemente a Raqqa, Hasaka ed Aleppo, nonché contro alcune zone dove operano altresì uomini dell’esercito siriano. A tal proposito, il 24 marzo, colpi di artiglieria e razzi hanno colpito alcuni villaggi controllati dalle SDF sia nella periferia Nord di Aleppo, sia presso il distretto di Tell Abyad, nel Nord-Ovest di Raqqa. Questi hanno provocato danni materiali anche alle proprietà civili presenti nelle zone colpite.

Le Syrian Democratic Forces sono guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo ed erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica”, a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia. A tal proposito, una delle ultime operazioni condotte contro tale gruppo è la cosiddetta “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre 2019, un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dall’area.

A seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti avevano finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Proprio a seguito di tale intesa, alle forze del regime è stato concesso di posizionarsi nella periferia di Raqqa, in aree dapprima controllate esclusivamente dalle Syrian Democratic Forces.

Nel frattempo, la Siria continua ad essere testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. In tale quadro, la Turchia si è posta a fianco dei ribelli, il cui obiettivo è rovesciare il regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Quest’ultimo, a sua volta, viene sostenuto da Mosca. Inoltre, Ankara detiene il controllo di più di 12 postazioni nel governatorato di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo delle forze di opposizione e al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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