Siria, Idlib: la tregua è sempre più a rischio

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 17:31 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano e le milizie ad esso affiliate hanno nuovamente condotto attacchi, all’alba del 25 marzo, nella regione siriana Nord-occidentale di Idlib. Le forze di opposizione hanno risposto bombardando le postazioni di Jabal al-Zawiya.

Questo è quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, il quale ha specificato che le forze del governo siriano, legate al presidente Bashar al- Assad, hanno altresì inviato rinforzi presso l’asse di combattimento di Saraqib, nell’Est di Idlib, composti sia da combattenti sia da armamenti. Non da ultimo, fonti dell’opposizione hanno rivelato l’arrivo di milizie iraniane. Saraqib svolge un ruolo rilevante, in quanto attraversata sia dalla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, sia dalla cosiddetta M5, via di comunicazione tra Aleppo e Damasco. Le forze di Assad sono riuscite a prenderne il controllo il 2 marzo scorso, a seguito di attacchi condotti per mezzo di artiglieria e violenti scontri con i “gruppi terroristici” che avevano precedentemente occupato l’area grazie alla copertura aerea di Ankara.

Secondo quanto riportato da fonti locali, i bombardamenti del 25 marzo hanno riguardato perlopiù i villaggi di Fatterah e Kansafra, nella zona di Jabal al-Zawiya, nella periferia di Idlib, e hanno causato danni materiali alle proprietà civili. Simili episodi, contro le medesime aree ed i villaggi circostanti, si erano verificati anche nella sera del 23 marzo. Dall’altro lato, il Fronte di Liberazione Nazionale ha risposto attaccando le milizie a sostegno di Assad sia sull’asse di Jabal al-Zawiya sia presso Kafr Nabl.

Tale scenario fa temere una ripresa di scontri e attacchi nella regione siriana Nord-occidentale, sebbene sia stata sottoposta da circa venti giorni da un cessate il fuoco, raggiunto il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili. Queste interessano, in particolare, la strada M4, che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti locali, fino al 16 marzo, gruppi di attivisti hanno continuato ad organizzare sit-in nel Sud di Idlib, con l’obiettivo di ostacolare il passaggio delle pattuglie russo-turche.

Tale situazione fa seguito ad un perdurante conflitto civile, entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. In tale quadro, la Turchia si è posta a fianco dei ribelli, il cui obiettivo è rovesciare il regime di Assad. Quest’ultimo, a sua volta, viene sostenuto da Mosca e controlla circa il 70% del territorio nazionale. Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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