Rep. Dem. del Congo: scontri tra esercito e ribelli provocano almeno 49 morti

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 17:30 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 37 ribelli e 12 soldati sono stati uccisi in quattro giorni di aspri combattimenti nella regione nordorientale di Beni, nella Repubblica Democratica del Congo.

“Abbiamo neutralizzato 37 combattenti dell’Alleanza delle Forze Democratiche (ADF) e, sfortunatamente, 12 dei nostri soldati sono caduti sul campo di battaglia”, ha dichiarato il generale Sylvain Ekenge, vice portavoce dell’esercito congolese. Nonostante le perdite, il generale ha sottolineato che lesercito della Repubblica Democratica del Congo è riuscito a ridurre dell’80% l’influenza dell’ADF nella regione.

Dopo settimane di relativa calma, sembra dunque che i militanti dell’ADF abbiano ripreso con costanza le loro offensive. Anche lo Stato Islamico ha più volte rivendicato la responsabilità di diversi attacchi compiuti sul territorio congolese. Tuttavia, le Nazioni Unite non hanno confermato alcun legame diretto tra i militanti dell’Isis e quelli delle Forze Democratiche Alleate. 

Secondo i dati pubblicati da un’organizzazione della società civile, la Kivu Security Tracker (KST), circa 312 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. I massacri delle Forze Democratiche Alleate sembrano dunque essere perpetrati con l’intento di terrorizzare la popolazione, a detta di diverse fonti locali. Le offensive dell’esercito, condotte tra le fitte foreste al confine con l’Uganda, hanno portato finora alla cattura del quartier generale del gruppo e all’uccisione di 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti dell’ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Diversi gruppi armati operano nelle regioni orientali del Paese africano nonostante la presenza della missione delle Nazioni Unite, una delle più grandi del continente. Ciò ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping, distruggendo e dando fuoco a diversi edifici. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. 

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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