Libia: abbattuto un drone turco, mentre giunge la prima vittima di coronavirus

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 9:05 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno riferito di aver abbattuto un drone turco mentre sorvolava nel centro del Paese. Parallelamente, è stato registrato il primo caso di Covid-19.

Entrambe le notizie sono state rivelate nella sera del 24 marzo. In particolare, le forze di Haftar hanno affermato che il drone è stato abbattuto prima che questo potesse colpire le proprie postazioni situate ad al-Jafra, nel centro della Libia, ed è precipitato presso l’accampamento di Zliten, in Tripolitania. Oltre a mostrare le immagini del relitto, è stato specificato che il drone trasportava missili.

L’episodio va ad aggiungersi alle tensioni che, sin dal 22 marzo, interessano i territori libici e, in particolare, la capitale Tripoli. Queste si sono verificate nonostante le forze di Haftar avessero colto l’invito dell’Onu e della comunità internazionale a stabilire una “tregua umanitaria” a Tripoli, con lo scopo di prendere le misure necessarie per impedire una eventuale diffusione di coronavirus. L’annuncio era giunto il 21 marzo, attraverso il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari.

Nel quadro dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione di Covid-19 in gran parte del mondo, sempre nella serata del 24 marzo, è giunta anche in Libia la notizia di un primo caso di infezione da coronavirus. Questo è stato riferito dal ministro della Salute del governo tripolino, Hamid bin Omar, oltre che dal centro nazionale per il monitoraggio delle malattie in Libia, Badr al-Din al-Najar. Secondo quanto riportato, si tratta di un cittadino libico che aveva viaggiato precedentemente in Arabia Saudita ed era ritornato in patria dopo essere passato altresì per la Tunisia. Tuttavia, i primi sintomi sono stati mostrati soltanto una settimana dopo il suo ritorno.

Ancor prima di tale primo caso accertato, è stato riferito dal centro, sono stati circa 60 i cittadini libici sospetti sottoposti a test, ma sono tutti risultati negativi. Nell’ultima settimana, la Libia ha cercato di prendere misure volte a far fronte all’emergenza coronavirus. A tal proposito, il 19 marzo è entrato in vigore il coprifuoco indetto dallo stesso Haftar per le aree poste sotto il proprio controllo, mentre il premier del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, già il 16 marzo, aveva proclamato lo stato di emergenza nel Paese, decretando altresì la chiusura di porti, aeroporti, scuole, università e altri centri di aggregazione, oltre alla riduzione della presenza di funzionari statali nelle pubbliche amministrazioni. Anche il Ministero degli Interni del GNA ha poi decretato il coprifuoco dalle ore 18:00 alle ore 06:00 del mattino, oltre alla sospensione delle preghiere comunitarie in moschea.  Non da ultimo, il comando generale dell’LNA ha istituito un comitato supremo volto a contrastare l’epidemia, incaricato di fornire le attrezzature mediche e di sicurezza necessarie sia per chi lavora in ambito sanitario sia per prevenire la diffusione del virus tra la popolazione.

Tuttavia, il Paese risente tuttora della grave instabilità in cui versa da più di nove anni e, nello specifico, dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il timore è che la diffusione di Covid-19 possa ulteriormente esacerbare la crisi libica e provocare maggiori sofferenze per l’intera popolazione, di fronte ad un quadro caratterizzato da risorse e infrastrutture medico-sanitarie insufficienti ed inadeguate, oltre a un numero crescente di vittime causate dal conflitto in corso.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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