La Turchia chiede l’ergastolo per l’omicidio di Khashoggi

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 14:38 in Arabia Saudita Turchia

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La procura turca ha chiesto l’ergastolo aggravato per le 18 persone accusate dell’omicidio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, presso il consolato del Regno ad Istanbul. 

La notizia è stata riferita il 25 marzo dall’agenzia di stampa turca Anadolu, che ha aggiunto che il procuratore capo di Istanbul ha incriminato un totale di 20 persone per l’omicidio. Altri 2 individui sono stati accusati di “incitamento all’omicidio di primo grado”. La morte del giornalista, che viveva negli Stati Uniti, è avvenuta nel consolato saudita in Turchia, il 2 ottobre 2018. 

Il quotidiano turco, Daily Sabah, ha pubblicato le trascrizioni delle registrazioni audio degli ultimi momenti di vita del giornalista. Le registrazioni, ottenute dall’intelligence turco e rese pubbliche lunedì 9 settembre 2019, svelano le conversazioni tra la vittima e i suoi assassini. Khashoggi era collaboratore del Washington Post che si era recato consolato saudita a Istanbul per ritirare alcuni documenti per il suo futuro matrimonio. Quando è entrato nel consolato, l’uomo sarebbe stato accolto da una persona che conosceva, prima di essere portato in una stanza, secondo il Daily Sabah. “Per favore, siediti. Dobbiamo riportarti a Riad”, avrebbe detto Maher Abdulaziz Mutreb, un alto ufficiale dell’intelligence saudita, che era anche la guardia del corpo del principe ereditario del Regno, Mohammed bin Salman. “C’è un ordine dall’Interpol. L’Interpol ha chiesto il tuo rientro. Siamo qui per prenderti”, avrebbe aggiunto Mutreb. Khashoggi, a quel punto, secondo la ricostruzione, avrebbe aggiunto: “Non ci sono azioni legali contro di me. La mia fidanzata mi sta aspettando fuori”. 

Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in Arabia Saudita. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte. L’Arabia Saudita ha affermato che l’omicidio è stato portato a termine da una squadra di quindici agenti sauditi, ma sostiene che si sia trattato di un’operazione “canaglia” da parte degli agenti e che la leadership del Regno, in realtà, non fosse stata messa al corrente di tale iniziativa. 

Già a novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro nel regime del principe ereditario Mohammed bin Salman, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di 15 persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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