Iraq: Repubblica Ceca ritira le truppe

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 18:39 in Iraq Repubblica Ceca

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La Repubblica Ceca ha deciso di ritirare temporaneamente le proprie truppe in Iraq a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza. 

È quanto rivelato, mercoledì 25 marzo, dal Bulgarian Military, il quale ha altresì specificato che le truppe ceche in Iraq erano impegnate con le missioni di addestramento del personale locale, sia militare sia di polizia. 

La decisione del governo di Praga è stata annunciata dal rappresentante del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ceco, Magdalena Dvorakov, la quale ha fornito maggiori dettagli in merito al ritiro delle truppe. Nello specifico, secondo quanto dichiarato, la Repubblica Ceca ha deciso di lasciare l’Iraq alla luce della riduzione delle attività dei militari, delle minacce alla sicurezza del personale e alla pandemia globale in atto. 

In seguito all’annuncio, un aereo dell’Aviazione militare della Repubblica Ceca è atterrato a Kela, nei dintorni di Praga. A bordo, secondo quanto rivelato, vi erano 30 militari, principalmente appartenenti al personale dei quartier generali, delle unità di addestramento alle forze locali e degli specialisti nella difesa chimica. Tutti, rivela il sito di informazione, erano stati inviati nell’ambito dell’operazione NATO Inherent Resolveovvero la missione guidata dagli Stati Uniti per il contrasto militare allo Stato Islamico.  

Già nella settimana precedente, sottolinea il Bulgarian Military, anche gli Stati Uniti avevano iniziato a ritirare alcune delle truppe attive in Iraq. Nello specifico, i media arabi avevano riportato il ritiro dei militari della base di Habbaniya, nella provincia di Anbar, nell’Ovest dell’Iraq. 

Tali mosse, commenta il sito di informazione, sono associate dagli esperti alla recente escalation di tensioni in Iraq, dove si sono verificati molteplici attacchi missilistici. Tali offensive sono state condotte da milizie filoiraniane contro le basi in Iraq che accoglievano l personale statunitense. 

Nello specifico, nelle prime ore del 17 marzo, due missili avevano colpito una base di addestramento militare nel Sud di Baghdad. Pico prima, nella notte tra il 16 ed il 17 marzo, si era verificato il terzo episodio consecutivo in territorio iracheno in sette giorni, nonché il 24esimo contro strutture statunitensi in Iraq sin dal mese di ottobre 2019.  

L’attacco condotto nella notte tra il 16 e il 17 marzo aveva colpito una base di addestramento militare nel Sud di Baghdad, dove risultano presenti sia truppe della coalizione internazionale a guida statunitense sia funzionari NATO. Precedentemente, l’11 marzo, almeno 10 missili Katyusha avevano colpito una base irachena con al suo interno soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad. Questo primo attacco aveva causato la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini. Successivamente, la medesima base era stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che aveva causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione. 

Ad essere ritenute responsabili di tali operazioni sono state le Brigate di Hezbollah, un gruppo paramilitare sciita iracheno, altresì noto come Kataib Hezbollah, sostenuto dall’Iran ed attivo nelle guerre civili in Iraq e Siria. Sebbene queste non abbiano ufficialmente rivendicato nessuna delle ultime offensive, Washington ha risposto, nella notte tra il 12 ed il 13 marzo, conducendo raid aerei contro luoghi strategici per le milizie filoiraniane e, nello specifico, un aeroporto iracheno in fase di costruzione, situato nella città santa di Karbala, e cinque depositi di munizioni, in cui erano presenti armi impiegate per colpire le truppe statunitensi e della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico. Gli attacchi hanno altresì colpito altre postazioni delle milizie legate alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), situate nel Sud della capitale irachena Baghdad, nello specifico nell’area di Jurf Sakhar, e in altre città meridionali quali Babil, Bassora e Salah al-Din. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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