Diga africana: l’Etiopia rifiuta il ruolo di mediatore degli Stati Uniti

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 16:14 in Etiopia USA e Canada

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Le relazioni politiche tra l’Etiopia e l’Egitto si sono ulteriormente inasprite in merito alla questione della grande diga africana, al punto che Addis Abeba sta mettendo in discussione lefficacia del ruolo di mediatore svolto dagli Stati Uniti. Il governo etiope ha accusato Washington di aver elaborato un accordo palesemente sbilanciato a favore dellEgitto e lamministrazione americana, secondo le accuse di Addis Abeba, lo starebbe imponendo anche al Sudan e allEtiopia. I funzionari etiopi lamentano adesso di non essere mai stati a favore dellinterferenza americana e di non volere più gli Stati Uniti nel ruolo di mediatori.

Dopo mesi in cui i negoziati sulle operazioni di realizzazione e riempimento della nuova diga procedevano senza troppi ostacoli, lEtiopia ha deciso, a fine febbraio, di tirarsi fuori dalle trattative e di non firmare laccordo finale elaborato anche grazie allinterposizione di Washington. Il 28 febbraio, il Segretario americano del Tesoro, Steven Mnuchin, ha presentato il documento che, a suo dire, era stato concordato da tutti e tre i Paesi africani coinvolti nella questione, ovvero Etiopia, Egitto e Sudan, ma solo il Cairo ha accettato d firmarlo.

L’Etiopia ha definito il ruolo degli Stati Uniti più come un atto di interferenza che come un esempio di mediazione diplomatica. Seleshi Bekele, ministro per l’Acqua e l’Energia di Addis Abeba, ha affermato che il documento degli Stati Uniti non è completo. “È un documento frammentario che si concentra solo su un problema, ovvero quello della quantità di acqua da rilasciare durante le situazioni di siccità”, ha dichiarato Bekele. Da parte sua, il ministro degli Esteri dell’Etiopia, Gedu Andargachew, ha descritto limpegno degli Stati Uniti come uninterferenza e una mancanza di rispetto per la sovranità dell’Etiopia. “Gli Stati Uniti hanno spostato il loro ruolo da osservatori a quello di decisori nella disputa che avrebbe dovuto portare ad un accordo accettabile da tutti i Paesi”, ha affermato in una conferenza stampa nella capitale.

La questione della grande diga africana è da tempo motivo di tensione tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, il terzo Paese coinvolto nella disputa, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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