Coronavirus, Spagna: preoccupazioni per l’evoluzione dell’epidemia

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 10:21 in Europa Spagna

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La Spagna registra già quasi 2.700 decessi per coronavirus, 514 in più rispetto a lunedì 23 marzo (23,5% in più) ed è vicina ai 40.000 infetti (un aumento di quasi il 19,8% nelle ultime 24 ore, con 6.584 nuove infezioni), secondo l’ultimo bilancio del Ministero della salute. Quasi 3.800 persone sono già state dimesse e 2.636 rimangono nelle unità di terapia intensiva. “Siamo nella settimana difficile. È la settimana in cui dobbiamo lavorare affinché la pressione sul sistema sanitario non sia eccessiva. È un lavoro che tutti dobbiamo raggiungere” – ha spiegato Fernando Simón, coordinatore del Centro emergenze del Ministero della Salute.

La Spagna aveva iniziato la settimana lunedì 23 con un record negativo: la morte di 462 persone in sole 24 ore. Era il più grande aumento giornaliero registrato fino ai nuovi dati di martedì 24 marzo e consolida una tendenza che nessun esperto si aspetta di cambiare in pochi giorni. “Siamo ancora in una fase di crescita dell’impatto del virus e questo durerà ancora per un po’” – prevede Pere Godoy, presidente della Società Spagnola di Epidemiologia (SEE).

Inoltre, la Spagna sta vivendo un’espansione territoriale dell’epidemia molto più pronunciata dell’Italia. In entrambi i casi, circa il 90% dei primi 100 decessi si è verificato in tre regioni. Se in Italia erano state la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Veneto al centro della diffusione del virus all’inizio dell’epidemia, in Spagna i primi focolai sono stati Madrid, i Paesi Baschi-La Rioja e l’Aragona.

Oltre l’80% dei 6.000 decessi che l’Italia ha già registrato continuano a verificarsi nelle stesse tre regioni, una percentuale che in Spagna è del 65%. La ragione è che, a differenza dell’Italia, dove il resto dei territori continua con tassi relativi molto bassi, in Spagna c’è stato un aumento accelerato dei casi in un gruppo di regioni autonome. Si tratta di Catalogna, Castiglia y León e Castiglia-La Mancha e, sebbene in misura minore, un aumento si verifica anche nella Comunità Valenciana. Questo dato preoccupa gli esperti.

Sebbene gli esperti ritengano che sia “ancora troppo presto per trarre conclusioni con prove scientifiche”, Pere Godoy pone anche l’attenzione sulle decisioni precedenti la dichiarazione di allarme: “Penso che sia stato un errore consentire la grande dispersione geografica di persone che si è verificata nei giorni precedenti l’entrata in vigore dell’isolamento, che può aver facilitato la diffusione del virus” – afferma.

Nella sua apparizione quotidiana davanti ai media, il coordinatore del Centro emergenze del Ministero della Salute, Fernando Simón, ha cercato di offrire dati per l’ottimismo e ha sottolineato che esiste già un certo “appiattimento” nella curva di aumento dei casi. “L’aumento dei casi segnalati si sta gradualmente attenuando. Ma non siamo ancora sicuri di aver raggiunto l’apice dell’epidemia” – ha affermato.

Continuano le polemiche sull’operato del governo prima della proclamazione dello stato di allerta e sulla mancanza di coordinamento tra le autorità locali e nazionali.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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