Coronavirus: laboratori mobili e kit di test per i Paesi dell’Africa orientale

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 17:21 in Africa

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Il segretariato della Comunità dell’Africa orientale (EAC) ha annunciato che fornirà laboratori mobili e kit di test per il coronavirus a tutti gli Stati partner. Ciascun Paese, secondo i piani, riceverà un veicolo a quattro ruote motrici dotato di apparecchiature di laboratorio e tecnologie mediche, nonché tutti i materiali di consumo necessari a rendere operativo e perfettamente funzionante un laboratorio capace di condurre test per il coronavirus ed altri agenti patogeni.

Il segretariato dell’EAC ha inoltre istituito un comitato di coordinamento regionale (RCC) con settori che vanno da Comunicazione del rischio e impegno della comunità, a Politica e linee guida, fino a Finanza e logistica, oltre a sottocomitati incaricati dei dati e delle statistiche per la supervisione della risposta regionale al COVID-19. L’RCC ha già avviato una serie di attività per proteggere gli organi e le istituzioni dellEAC e sostenere gli Stati partner nella lotta contro il virus. Il Comitato di coordinamento regionale dell’EAC formerà anche il personale aeroportuale, gli addetti ai bagagli e altro personale chiave degli Stati partner per istruirli in maniera adeguata sulle misure di prevenzione e controllo del virus.

Il segretariato ha poi convocato una riunione straordinaria del Consiglio settoriale dei ministri della Salute, tramite videoconferenza, per deliberare sulle strategie di contenimento della pandemia e di prevenzione di qualsiasi ulteriore diffusione della malattia nella regione. L’incontro è arrivato sulla scia della conferma di casi di coronavirus in diversi Stati partner dellEAC. Molti Paesi della regione hanno già attuato strategie per affrontare l’epidemia a livello nazionale come la sospensione di tutti gli eventi pubblici, la chiusura delle scuole, il blocco dei rispettivi spazi aerei e dei confini nonché quarantena, obbligatoria o meno, per i viaggiatori provenienti da Paesi ad alto rischio. Vi sono quattro Stati partner dell’EAC che hanno segnalato casi di coronavirus in modo importante, ovvero Kenya, Ruanda, Tanzania e Uganda. Burundi e Sud Sudan, da parte loro, devono ancora segnalare casi.

In una lettera agli Stati partner, il segretario generale dell’EAC, lambasciatore Liberat Mfumukeko ha chiesto la sospensione di tutte le riunioni dellorganizzazione. “Tutte le riunioni EAC per gli organi, le istituzioni e le unità di attuazione dei progetti sono sospese fino a nuovo avviso. Gli organizzatori delle riunioni useranno il più possibile le videoconferenze o altri metodi virtuali disponibili “, ha affermato l’ambasciatore Mfumukeko

Il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che “il continente deve prepararsi al peggio”. “In altri Paesi abbiamo visto come il virus acceleri effettivamente dopo un certo punto critico. Quindi il miglior consiglio per l’Africa è quello si prepararsi al peggio e di prepararsi oggi”, ha dichiarato Tedros il 20 marzo, sottolineando la necessità di fare più test possibili per poter tenere traccia dei contatti, isolarli e tagliare sul nascere le possibilità di contagio. “Penso che l’Africa dovrebbe svegliarsi, penso che il mio continente dovrebbe svegliarsi”, ha concluso il direttore, che è nato in Eritrea ma ha vissuto fin da piccolo in Etiopia. 

Ciò che spaventa di più, in Africa, è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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