Argentina: nell’anniversario del golpe l’esercito si unisce alla lotta contro il coronavirus

Pubblicato il 25 marzo 2020 alle 12:27 in America Latina Argentina

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Nello stesso giorno in cui gli argentini commemorano il 44esimo anniversario del colpo di stato del 1976, che ha dato inizio alla dittatura militare, l’esercito ha terminato la creazione di un centro di assistenza medica mobile di fronte all’ospedale di Campo de Mayo. Sarà destinato al ricovero di parte delle migliaia di pazienti Covid-19 che sono attesi al culmine della pandemia, prevista dalle autorità sanitarie per la fine di aprile.

Campo de Mayo, a 30 chilometri da Buenos Aires, è il più grande sito militare dell’Argentina. Nei suoi 5.000 ettari ospita scuole militari, una pista di atterraggio, una prigione militare e un ospedale. Negli anni ’70, la dittatura nascondeva lì tre centri di detenzione, dove morirono oltre 4.000 persone e dozzine di prigionieri diedero alla luce bambini che non videro mai più. Nello stesso ospedale dove i militari degli anni ’70 consegnavano i figli dei dissidenti a famiglie politicamente affini, l’esercito argentino di oggi riceverà i malati di coronavirus.

Ogni 24 marzo, enormi folle scendono nelle strade delle grandi città per ripudiare la più sanguinosa dittatura della storia dell’America Latina, che tra il 1976 e il 1983 causò la sparizione e la morte di circa 30.000 persone. Quest’anno non ci sono state marce, per la prima volta dal ritorno alla democrazia, nel 1983. La colpa è del coronavirus, che mantiene in quarantena 45 milioni di argentini. La pandemia, tuttavia, ha anche fornito ai militari l’occasione per mostrarsi il più lontani possibile da quel buio passato. Non a caso l’ospedale di Campo de Mayo è stato adattato il 24 marzo.

“L’ospedale mobile ha un centro medico per l’ossigeno, un impianto di depurazione delle acque, la propria energia, un centro di sterilizzazione, un laboratorio, 28 letti ospedalieri e un piccolo trattamento di terapia intensiva” – spiega il colonnello dott. Fabio Monserrat, responsabile dell’intera operazione.

Una tenda per 200 persone riceverà i casi che provengono da quella zona della periferia di Buenos Aires, dove sono raggruppati alcuni dei quartieri più poveri. I medici militari effettueranno diagnosi rapide e i casi che necessitano di ossigeno saranno assistiti nelle tende, prima di un rinvio a un centro più complesso, non si esclude l’ospedale stesso di Campo de Mayo. “Sono un medico, faccio attività umanitarie. Sono a favore della salute e della vita, ecco perché mi sono arruolato nell’esercito. Credo che ci sia un modo per cambiare l’esercito dall’interno” – risponde Monserrat quando gli viene chiesto della coincidenza con l’anniversario del colpo di stato del 1976.

La scorsa settimana l’esercito ha sospeso la fabbricazione di uniformi per dedicare le sue sartorie all’assemblaggio di sottogola e mascherine ospedaliere. La Forza aerea ha messo i suoi Hercules a disposizione per il rimpatrio degli argentini bloccati all’estero, con un primo viaggio domenica scorsa da Lima, in Perù. La Marina ha allestito i pronto soccorso vicino alle città portuali dove opera. Il governo ha diviso il paese in 14 zone di emergenza e le ha distribuite tra le diverse forze armate.

Giorni fa, il presidente Alberto Fernández ha dichiarato durante un atto militare che tutti i militari che sono attivi oggi “erano addestrati alla democrazia”. Era possibile, ha aggiunto, “voltare la pagina” della dittatura. Le sue parole hanno suscitato scalpore in alcune organizzazioni per i diritti umani, che lo hanno definito “negazionista”. Alla fine c’è stato un chiarimento: Fernández ha ribadito il suo impegno nei confronti dei diritti umani e i critici più severi hanno affermato che la sensibilità della questione ha alimentato alcune dichiarazioni senza fondamento.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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