Siria, Idlib: il regime attacca, la Turchia invia rinforzi

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 10:14 in Siria Turchia

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Le forze del regime siriano hanno continuato a colpire con missili e artiglieria le aree meridionali del governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. Parallelamente, Ankara ha inviato maggiori rinforzi militari nella regione.

A rivelarlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui gli ultimi attacchi da parte dell’esercito legato al presidente siriano, Bashar al-Assad, si sono verificati nella sera del 23 marzo ed hanno riguardato, in particolare, le municipalità di Kansafra e Baluon, entrambi posti nel Sud della provincia di Idlib. Fonti locali hanno rivelato l’impiego di lanciarazzi e artiglieria pesante, affermando altresì che sono stati riportati danni materiali presso le proprietà civili. Inoltre, è stato riferito, colpi di artiglieria avevano colpito, due ore prima, altri villaggi vicini, tra cui Fatterah, nella zona di Jabal al-Zawiya, e al-Bara, dove, oltre ai danni alle abitazioni dei civili, sono stati altresì danneggiati i terreni agricoli. Non da ultimo, l’organizzazione umanitaria della Difesa civile siriana ha riferito che, nella sera del 23 marzo, è stato documentato il lancio di circa 40 tra razzi e colpi di artiglieria nelle aree meridionali di Idlib.

Tali ultimi episodi hanno avuto luogo in concomitanza con l’arrivo di rinforzi militari inviati dalla Turchia, giunti attraverso il valico di Kafr Lusin, nel Nord di Idlib. Nello specifico, a detta di fonti locali, si è trattato di un convoglio composto da circa 50 veicoli, con a bordo attrezzature logistiche, pannelli di cemento armato e veicoli blindati, tutti diretti verso la periferia meridionale di Idlib. Qui, nelle ultime ore, la Turchia ha stabilito 5 nuove postazioni, situate, in particolare, vicino al quartiere di Jisr Al-Shughour sulla strada internazionale M4 che collega Aleppo e Latakia. Inoltre, il 23 marzo, il Ministero della Difesa turco ha reso noto lo svolgimento di operazioni di pattugliamento presso la suddetta strada, in collaborazione con Mosca. Secondo quanto riferito, le pattuglie turche si sono dirette, in particolare, verso Saraqib e il villaggio di Neirab, nell’Est di Idlib.

In tale quadro, il 23 marzo, il ministro della Difesa russo, Sergej Kužugetovič Šojgu, si è recato a Damasco per una visita a sorpresa, durante la quale ha incontrato il presidente Assad. Secondo quanto riferito da fonti russe, i colloqui hanno riguardato soprattutto le recenti violazioni alla tregua perpetrate dalle “organizzazioni terroristiche” ed i meccanismi necessari ad allontanare tali gruppi dalle aree oggetto degli accordi precedenti, tra cui la strada M4. Da parte russa, poi, è stato evidenziato come le operazioni di pattugliamento, in collaborazione con Ankara, siano state limitate a causa degli ostacoli posti dagli estremisti.

Il cessate il fuoco a Idlib è stato raggiunto il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili. Queste interessano, in particolare, la strada M4, che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqeb, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti locali, fino al 16 marzo, gruppi di attivisti hanno continuato ad organizzare sit-in nel Sud di Idlib, con l’obiettivo di ostacolare il passaggio delle pattuglie russo-turche.

Tale situazione fa seguito ad un perdurante conflitto civile, entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. In tale quadro, la Turchia si è posta a fianco dei ribelli, il cui obiettivo è rovesciare il regime di Assad. Quest’ultimo, a sua volta, viene sostenuto da Mosca. Inoltre, Ankara detiene il controllo di più di 12 postazioni nel solo governatorato di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo delle forze di opposizione e al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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