Nuova esercitazione militare per Washington e Abu Dhabi

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 12:43 in Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Nonostante la dilagante emergenza legata al coronavirus, i Marine statunitensi e le forze armate emiratine hanno dato avvio ad una nuova esercitazione militare presso la base di al-Hamra, situata nel Nord degli Emirati Arabi Uniti (UAE).

In particolare, questa ha avuto inizio il 23 marzo ed ha il nome di Native Fury. Si tratta di una esercitazione organizzata ogni due anni. Durante la simulazione, le forze coinvolte hanno l’obiettivo di prendere il controllo della città modello mediorientale, imbattendosi tra le dune della base militare, dove sono altresì presenti edifici a più piani, una torre di controllo dell’aeroporto, una raffineria di petrolio e una moschea. Sono 4.000 i soldati statunitensi che vi hanno preso parte, tra uomini dell’esercito e marine, e sono stati impiegati altresì veicoli armati ed armamenti provenienti anche dalla base del Kuwait.

Per alcuni, risulta strano che Washington abbia organizzato una tale esercitazione in un periodo particolare a livello internazionale, dove il diffondersi della pandemia di coronavirus aveva già costretto le forze statunitensi a sospendere alcune delle loro attività. Non da ultimo, l’esercitazione ha avuto luogo a soli 300 km di distanza dalle coste iraniane e ciò potrebbe destare il sospetto di Teheran. Da parte sua, il comandante a capo dell’operazione, Thomas Savage, ha dichiarato che per Washington si è trattato di una semplice esercitazione e il fine ultimo è soltanto garantire la stabilità delle regione.

Gli UAE, spiega il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, hanno speso miliardi di dollari in ambito militare, come dimostrato dagli elicotteri Blackhawk e Chinook ed i carri armati impiegati nel corso dell’esercitazione. Dopo aver dispiegato proprie forze in Afghanistan, a seguito dell’invasione statunitense del 2001, il principe ereditario emiratino, Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha provato a rafforzare la presenza militare di Abu Dhabi sia in Medio Oriente sia nell’Africa Orientale. A tal proposito, un ex Segretario della Difesa statunitense, Jim Mattis, aveva definito gli Emirati una “piccola Sparta”, per la posizione assunta. Non da ultimo, gli Emirati hanno altresì preso parte al perdurante conflitto in Yemen, all’interno della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale, e sostengono, anche militarmente, il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar.

Circa il quadro delle tensioni tra Washington e Teheran, tra gli eventi dell’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020 vi è l’episodio dell’8 gennaio, data in cui l’Iran ha attaccato due basi irachene, che ospitano truppe statunitensi, con una raffica di missili. In tale occasione, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) aveva affermato, tramite una dichiarazione su Telegram, che si era trattato dell’inizio di una “vendetta spietata”, volta a vendicare la morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso il 3 gennaio, a seguito di un raid ordinato dal presidente degli USA, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Tale raid ha portato altresì alla morte di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare.

Sin da ottobre 2019, sono almeno 24 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah. Queste, note altresì con il nome di Kataib, sono un gruppo paramilitare sciita iracheno e rappresentano il braccio armato delle Forze di Mobilitazione Popolare. Gli ultimi episodi più recenti che hanno interessato il territorio iracheno sono da riferirsi all’11 e al 14 marzo. In particolare, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito, l’11 marzo, una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad. Questo primo attacco ha causato la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini. Successivamente, la medesima base è stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che ha causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione. Il 17 marzo, poi, è stata colpita una base di addestramento militare nel Sud di Baghdad, dove sono presenti sia truppe della coalizione internazionale a guida statunitense sia funzionari NATO. A ciò ha fatto seguito, nella sera della medesima giornata, il lancio di missili a 2 km dal compound dell’ambasciata statunitense a Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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