Malawi: la Corte suprema decide di ripetere le elezioni presidenziali

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 12:47 in Africa Malawi

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In Malawi, i cittadini torneranno alle urne a inizio luglio per una nuova elezione presidenziale ordinata dalla Corte suprema del Paese, dopo lannullamento, per presunte irregolarità, dei risultati dello scorso anno. “A seguito della sentenza della Corte costituzionale del 3 febbraio che ha annullato le elezioni presidenziali e ha ordinato nuove votazioni, la Commissione elettorale annuncia che il voto si terrà il 2 luglio 2020”, ha dichiarato il capo della Commissione, Jane Ansah, durante una conferenza stampa, lunedì 23 marzo.

In una sentenza storica, la Corte costituzionale ha ribaltato, il mese scorso, i risultati delle elezioni del maggio 2019, che avevano conferito la vittoria, per la seconda volta consecutiva, al presidente Peter Mutharika. Secondo la Corte, il voto era stato guastato da irregolarità diffuse, in particolare dall’uso “massiccio” di bianchetto sulle schede elettorali. Mutharika, tuttavia, ha fatto appello contro la sentenza e sarà ascoltato dalla Corte Suprema il 15 aprile. Un precedente tentativo del presidente di annullare la sentenza è già stato respinto a febbraio.

La scorsa settimana, il presidente ha sciolto il suo gabinetto e trasferito tutti i poteri, le funzioni e le responsabilità ministeriali alla presidenza. Gli analisti ritengono che lo scioglimento del governo sia una mossa volta a incorporare il partner politico del Partito democratico progressista (DPP), ovvero il Fronte Democratico Unito (UDF). L’alleanza DPP – UDF, annunciata già a fine di febbraio, è vista come una mossa del presidente finalizzata a consolidare la sua base elettorale prima di una nuova elezione in cui i principali sfidanti di Mutharika sono il suo ex vicepresidente Saulos Chilima e il candidato dell’opposizione Lazarus Chakwera.

L’UDF, che ha governato il Malawi tra il 1994 e il 2004, possiede attualmente 10 seggi parlamentari. Il DPP ne ha 61, mentre la principale forza dell’opposizione, il Partito di Congresso del Malawi, ne ha 55. L’UDF è guidato da Atupele Muluzi, il quale ha prestato servizio nel governo di Mutharika prima delle elezioni presidenziali dello scorso maggio.

Nel frattempo, nel Paese vanno avanti da mesi proteste di massa per chiedere le dimissioni del presidente. Gli attivisti politici, molti dei quali arrestatinei giorni scorsi, hanno invitato tutti i loro sostenitori a marciare verso la residenza ufficiale del presidente, il 25 marzo. Rivolgendosi ai suoi seguaci durante un comizio organizzato nel fine settimana, il presidente ha avvertito gli attivisti di interrompere le manifestazioni. “Attenzione, il vostro tempo è scaduto, la festa è finita”, ha dichiarato domenica 8 marzo. In una dichiarazione pubblicata lunedì 9 marzo, l’ONG Amnesty International ha condannato gli arresti definendoli “profondamente preoccupanti”. “Le autorità del Malawi devono rilasciare immediatamente e incondizionatamente gli attivisti detenuti. Devono smettere di minacciare, molestare e intimidire i difensori dei diritti umani e consentire loro di esercitare liberamente i propri diritti”, ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale. Il governo, da parte sua, ha respinto tutte le accuse, affermando che non c’è nulla di politico nell’arresto degli attivisti. 

Il Malawi ha conquistato l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964 e, dopo un iniziale periodo di stabilità economica e sociale, alimentato in parte dalle vendite di tè e tabacco, ha visto il debito del governo salire e la povertà aumentare. Attualmente, degli oltre 18 milioni di abitanti del Paese, circa i tre quarti vive sotto la soglia di povertà, vale a dire con meno di 1,25 dollari americani al giorno. La ricchezza, frutto principalmente all’attività agricola, è concentrata nelle mani delle élite dominanti. Il voto di luglio segnerà la prima volta che unelezione presidenziale viene messa in discussione in Malawi. Un caso di rielezione di questo tipo si era verificato solo in Kenya, quando il voto presidenziale del 2017 era stato annullato e ripetuto.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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