L’UE chiede l’evacuazione dei campi profughi delle isole greche

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 16:05 in Grecia Immigrazione

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L’Unione europea ha deciso di evacuare i campi profughi delle isole greche, in grave sovraffollamento, al fine di prevenire la diffusione del coronavirus tra i richiedenti asilo. A promuovere l’iniziativa è stata la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo, che ha chiesto l’evacuazione di circa 42.000 persone, come misura “preventiva e urgente”.

Il primo caso di Covid-19 sulle isole del Mar Egeo era stato confermato a inizio marzo quando una donna greca di Lesbo era risultata positiva al test. I parlamentari europei ritengono che se il virus si diffonderà nei centri per migranti, dove le condizioni igieniche sono precarie e il sovraffollamento costringe le persone a stare molto vicine, potrebbe nascere un’emergenza sanitaria. “Molti di quelli che si trovano nei campi sono già in precarie condizioni di salute”, si legge nella lettera di Juan Fernando López Aguilar, il deputato socialista spagnolo che presiede la Commissione. “Non vi è alcuna possibilità di isolamento o distanziamento sociale, né è possibile garantire condizioni igieniche adeguate”, ha aggiunto. La lettera specifica inoltre che su Lesbo sono disponibili solo 6 letti di terapia intensiva destinati sia a residenti che richiedenti asilo. Il famigerato campo di Moria, dove vive la maggior parte dei profughi arrivati a Lesbo, ospita circa 20.000 persone in uno spazio progettato per contenerne 2.200. “Se l’UE non riuscirà ad agire immediatamente, la situazione sulle isole greche diventerà ingestibile, con il rischio di molti decessi. Questa è un’emergenza e l’UE deve reagire di conseguenza “, riporta ancora la lettera. Gli eurodeputati intendono prima evacuare le persone con più di 60 anni, che versano in condizioni di salute instabili, ma non precisano se questi saranno destinati ad altri Stati membri dell’UE o alla Grecia continentale.

La Commissione europea ha specificato che sta lavorando con la Grecia per preparare un piano di risposta alle emergenze e per far fronte a un potenziale focolaio di coronavirus sulle isole. Un portavoce della Commissione ha affermato che le autorità greche stanno prendendo provvedimenti per prevenire la diffusione della malattia, con test di temperatura obbligatori per i nuovi arrivati nei campi, sospensione delle visite, pulizia regolare delle aree comuni e istituzione di aree di quarantena e di recupero. Il portavoce ha inoltre fatto riferimento a un’iniziativa per incoraggiare gli Stati membri dell’UE ad accogliere i bambini non accompagnati delle isole greche. Sette paesi hanno promesso, a inizio mese, che daranno accoglienza a più di 1.600 bambini. “Sono in corso discussioni sugli aspetti operativi e pratici del ricollocamento dei minori e speriamo vivamente di mettere in atto questa operazione il più presto possibile”, ha affermato il portavoce della Commissione. Tuttavia, le crescenti misure restrittive nei Paesi europei per far fronte al dilagare dell’epidemia sollevano interrogativi sulla rapidità del trasferimento. La Grecia ha inaugurato il blocco, lunedì 23 marzo, imponendo la quarantena a tutti i cittadini.

Sono oltre 40 mila i richiedenti asilo bloccati nei campi profughi allestiti dall’Unione Europea nelle isole greche. Un numero 6 volte superiore alle effettive capacità di accoglienza delle strutture, secondo quanto stimato dall’ONG Oxfam. Alla luce di questa situazione, l’organizzazione aveva lanciato, il 18 marzo, un appello urgente alla Grecia affinché venissero forniti immediati aiuti umanitari alle persone intrappolate nelle isole e venissero cancellati i piani per la costruzione di nuovi campi di detenzione. Anche il Consiglio d’Europa di Strasburgo ha condannato la situazione sulle isole greche dell’Egeo, dove sono ospitati migliaia di migranti in condizioni disumane, e ha esortato il governo di Atene a prendere le dovute misure per contenere lo scoppio di una crisi umanitaria. La dichiarazione è stata rilasciata il 17 marzo dalla commissaria dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, la quale, in una nota, ha riportato il caso di una bambina di 6 anni morta in un incendio nel campo di Moria, il 16 marzo. Il campo si trova sull’isola di Lesbo e l’incendio sarebbe scoppiato all’interno di uno spazio abitativo e, da lì, propagatosi su gran parte della struttura a causa del forte vento. “Questa è un’altra tragica prova di quanto sia urgente migliorare la sicurezza e le condizioni sanitarie sulle isole dell’Egeo”, ha sottolineato la Mijatovic, aggiungendo che “le autorità greche devono agire ora per prevenire altre tragedie e pianificare un rapido decongestionamento delle isole”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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