Libano: tra perdurante crisi finanziaria ed emergenza sanitaria

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 11:25 in Libano Medio Oriente

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Il Libano continua ad assistere alla peggiore crisi finanziaria dalla guerra civile terminata nel 1990, costringendo il Paese a decidere di rimandare il saldo dei debiti in Eurobond. Parallelamente, cresce la preoccupazione legata alla diffusione di Covid-19 e alla penuria di risorse adeguate.

In particolare, il 23 marzo, Beirut ha annunciato di aver sospeso per 15 anni il pagamento dei suoi debiti dovuti alle obbligazioni Eurobond, per un importo pari a circa 30 miliardi. Pertanto, la nuova scadenza è stata fissata al 2035. Il fine ultimo di tale decisione è preservare le risorse di valuta estera del Paese, pari a circa 22 miliardi di dollari, e spianare la strada alle negoziazioni con i creditori. Parallelamente, il governo ha altresì deciso di sospendere il saldo in valuta forte delle somme legate al debito sovrano. Si tratta di una mossa senza precedenti e, secondo alcune fonti, “forzata”.

Il debito sovrano è pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL. Oltre alle obbligazioni internazionali libanesi, che ammontano a 31 miliardi di dollari, la Banca centrale del Libano ha oneri stimati a 52.5 miliardi di dollari, sotto forma di depositi in valuta estera e certificati di deposito. In tale quadro, l’11 marzo, il Libano aveva già annunciato che non avrebbe saldato il debito pari a 1.2 miliardi di obbligazioni Eurobond, in scadenza il 9 marzo. Si tratta della prima situazione di default della storia libanese.

In tale quadro, la valuta locale ha già perso fino al 60% del suo valore sul dollaro sul mercato nero e le banche hanno imposto controlli paralizzanti sul capitale sia per quanto riguarda i prelievi sia per i trasferimenti di contanti.La debole economia libanese ha poi ricevuto un duro colpo dallo scoppio dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Questa ha già portato alla chiusura delle imprese e ha provocato danni all’industria del turismo, una delle principali fonti di valuta estera. L’epidemia probabilmente influenzerà anche gli afflussi di valuta e capitali dei libanesi che vivono all’estero. Inoltre, la decisione di non pagare tutti i debiti in scadenza in valuta estera potrebbe avere gravi ripercussioni, in quanto il Libano potrebbe ritrovarsi ad affrontare azioni legali intraprese dai suoi finanziatori, aggravando, in tal modo, la crisi finanziaria e spingendo Beirut verso il collasso.

Per quanto riguarda l’emergenza legata al Covid-19, in Libano, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute il 23 marzo, i casi positivi ammontano a 267, di cui 4 decessi. Allo stesso tempo, vi sono stati altresì 8 pazienti guariti, dopo essere stati in cura sin dal 21 febbraio scorso. In tale quadro, anche la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) ha riportato, sempre il 23 marzo, il primo caso positivo al virus, contratto da uno dei soldati. Il paziente infetto, è stato specificato, era ritornato in Libano il 15 marzo, dopo un periodo di congedo e attualmente si trova in isolamento presso l’ospedale UNIFIL di Naqoura. Non da ultimo, sono stati condotti test per gli altri uomini entrati in contatto con il soldato contagiato.

In tale quadro, Human Rights Watch ha messo in guardia dalla penuria di risorse mediche e sanitarie necessarie ad affrontare l’emergenza sanitaria, derivante proprio dalla crisi economica e finanziaria che continua a caratterizzare il Libano. In particolare, il personale medico si è detto preoccupato di fronte all’incapacità del governo di gestire l’emergenza sanitaria e di salvaguardare la salute di coloro che lavorano in ospedali e centri medici.

La crisi finanziaria ha causato una carenza di dollari che, da settembre 2019, ha comportato, a sua volta, una riduzione delle importazioni di forniture mediche essenziali, tra cui mascherine, guanti e dispositivi di protezione, oltre a ventilatori e pezzi di ricambio. Non da ultimo, il governo di Beirut non è stato in grado di saldare le fatture presentate dagli ospedali pubblici e privati, oltre che dal Fondo di previdenza sociale e dai fondi sanitari militari. Per tale motivo, all’interno delle strutture sanitarie libanesi, è stato difficile assumere personale aggiuntivo e acquistare l’attrezzatura ed i dispositivi necessari ad affrontare l’emergenza coronavirus.

Tuttavia, il 12 marzo scorso, il governo ha destinato 39 milioni, provenienti da un prestito della Banca Mondiale precedente all’emergere della pandemia, con il fine di preparare ed equipaggiare al meglio le strutture sanitarie del Paese. Anche il governo cinese ha fornito a Beirut dispositivi e macchinari per far fronte all’emergenza e si è detto pronto ad aiutare ulteriormente il Libano.

Il vicedirettore per il Medio Oriente presso Human Rights Watch, Joe Stork, ha riferito che l’epidemia di COVID-19 sta mettendo a dura prova un settore sanitario già in crisi. Il governo libanese, è stato dichiarato, ha adottato misure rapide e di ampia portata che gli hanno permesso di guadagnare tempo, ma la sua capacità di gestire l’epidemia dipenderà dal modo in cui impiegherà questo tempo per garantire le forniture necessarie e fornire agli operatori sanitari le risorse di cui necessitano.

Risale al 15 marzo scorso la decisione del presidente libanese, Michel Aoun, di proclamare lo stato di emergenza “sanitario” nel Paese, chiudendo altresì tutte le istituzioni pubbliche e private che forniscono servizi non essenziali, ed escludendo dalla misura supermercati, farmacie, banche e forni. Sono stati altresì sospesi tutti i voli da e verso i Paesi maggiormente colpiti dal coronavirus, tra cui Iran, Italia, Spagna, Francia ed Egitto, e successivamente, il 18 marzo, sono state chiuse tutte le frontiere aeree, terrestri e marittime. Il 21 marzo, poi, il primo ministro, Hassan Diab, ha esortato la popolazione a rispettare un coprifuoco “auto-imposto”, chiedendo altresì alle forze di sicurezza di agire per far sì che i cittadini rimangano a casa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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