Iraq: una crisi dopo l’altra

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 14:48 in Iraq Medio Oriente

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Sebbene le tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno sembrano essersi placate, l’emergenza coronavirus e il mancato accordo sul futuro governo gravano sul quadro economico dell’Iraq.

Come segnalato altresì dal capo di Stato, Barham Salih, il panorama politico iracheno continua ad essere caratterizzato da divergenze politiche tra i vari membri e componenti, riguardanti sia la nomina di Adnan al-Zurufi come premier, sia la formazione stessa della squadra dell’esecutivo. Tuttavia, ha dichiarato Salih, si tratta di tensioni pericolose che potrebbero esacerbare ulteriormente le crisi che l’Iraq si trova ad affrontare. Pertanto, le componenti politiche e la popolazione irachena sono stati tutti esortati ad assumersi le proprie responsabilità e ad essere promotori di quella solidarietà necessaria per portare il Paese fuori dalla crisi.

Il Covid-19, sino ad ora, ha causato in Iraq 23 morti, su un totale di 266 casi. A detta di Salih, si è trattato perlopiù di cittadini che avevano viaggiato al di fuori del Paese, ma si teme che il virus possa diffondersi ulteriormente in Iraq, nonostante le diverse misure di contenimento prese, coprifuoco incluso. Diversi membri del panorama politico hanno poi sottolineato come il governo non abbia agito in modo opportuno per affrontare l’emergenza, mettendo in secondo piano la salvaguardia della salute della popolazione, a beneficio dei propri interessi.

Adnan al-Zurfi è il premier designato per la formazione del nuovo esecutivo di Baghdad. La nomina è giunta il 17 marzo, ma da allora si sono sollevate diverse voci di opposizione, in particolare da parte di partiti sciiti e filoiraniani, tra cui le coalizioni di al-Fatah e dello Stato di diritto. Ciò non ha consentito al primo ministro di adempiere alla propria missione e di preparare un programma volto a risolvere una delle peggiori crisi politiche dell’Iraq.

Per alcuni, al-Zurufi è vicino al cosiddetto “asse americano”, visto il suo legame con gli Stati Uniti e la sua cittadinanza americana. Inoltre, è stato criticato il meccanismo che ha portato alla nomina di tale candidato, che avrebbe violato la costituzione. Nello specifico, Salih, a detta degli oppositori di al-Zurufi, non ha tenuto conto della coalizione parlamentare con più rappresentanti, ovvero al-Bina, a cui partecipano Fatah e lo Stato di diritto. Pertanto, una scelta simile potrebbe minare la pace e l’integrità del tessuto sociale iracheno e deve essere frenata attraverso mezzi legali, politici e popolari. Alla luce di ciò, diversi partiti continuano a consultarsi con il fine di trovare un’alternativa ad al-Zurufi, ma al momento non è stato ancora raggiunto alcun risultato concreto. Una possibilità è che lo stesso premier si dimetta, oppure che arrivi al termine della scadenza costituzionale, ma non ottenga la fiducia in Parlamento.

Alla luce delle tensioni politiche e dell’emergenza sanitaria, il quadro economico prospettato da funzionari e analisti iracheni non è dei migliori. In particolare, si prevede che il deficit nel prossimo bilancio aumenterà oltre i 45 miliardi di dollari, anche a causa del calo dei prezzi del petrolio, giunto a meno di 25 dollari al barile, e delle misure volte a contrastare la diffusione del coronavirus. In tale quadro, tra le nuove voci del bilancio 2020, vi è quella relativa al divieto per il governo di ricorrere a prestiti esterni da banche internazionali o regionali.

Il petrolio rappresenta la principale entrata dell’economia irachena, motivo per cui il calo dei prezzi grava sulle entrate del Paese. A ciò si aggiunge la presenza di una sorta di governo che, in quanto provvisorio, ha poteri limitati e non può prendere le decisioni necessarie in questa fase, tra cui l’approvazione del bilancio o di un piano alternativo. Non da ultimo, la diffusione di Covid-19 ha ridotto le attività economiche del Paese e ostacolato le connessioni interne e con l’estero.

A detta di un funzionario iracheno, in condizioni di anonimato, l’opzione di indebitamento estero non è al momento contemplata, sebbene possa aiutare il Paese a trovare un sollievo alla crisi finanziaria. Questo perché la Banca mondiale non si è detta disponibile a discutere di un nuovo prestito per Baghdad alla luce delle condizioni attuali. Secondo un deputato, poi, se il governo non sarà in grado di ridurre la spesa pubblica, le ripercussioni ed i debiti derivanti potrebbero andare a colpire ben due generazioni future.

É stato altresì specificato che Baghdad non può richiedere prestiti all’estero, in quanto non esiste un governo ufficiale. Tuttavia, il presidente, in collaborazione con l’unità di crisi, potrebbe presentare un bilancio stimato tra i 50 e i 60 trilioni di dinari iracheni, volto semplicemente a fornire salari ai dipendenti statali e a soddisfare le esigenze dei settori sanitario ed educativo. Inoltre, secondo un esperto di economia, porre fine alla corruzione finanziaria che imperversa in tutto il Paese, restituire i fondi saccheggiati e ridurre i salari degli alti funzionari statali potrebbe portare denaro nelle casse dello Stato e compensare, in tal modo, le perdite subite in ambito petrolifero.

Nel frattempo, il coronavirus ha portato ad una sospensione delle proteste che hanno caratterizzato l’Iraq dal primo ottobre 2019, data in cui i manifestanti hanno cominciato a chiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. È dal 30 novembre 2019, poi, che Baghdad si ritrova ad assistere ad un vuoto politico, a seguito delle dimissioni del premier allora in carica, Adel Abdul Mahdi, ritiratosi dalla scena politica irachena, spinto dalla forte mobilitazione popolare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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