Grecia: aumentano le tensioni dopo nuovi sorvoli della Turchia

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 17:25 in Grecia Turchia

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Secondo Atene non vi è alcun miglioramento nel clima di tensioni con la Turchia, la quale, rivela Ekathimerini, continua a provocare la Grecia via terra, mare e aria. 

È quanto riportato, martedì 24 marzo, dal quotidiano greco, il quale ha sottolineato come le provocazioni della Turchia via terra e via mare si verificano attraverso il lancio di gas lacrimogeni attraverso la frontiera di Evros, dove si trovano migliaia di migranti. Via aria, invece, la Turchia provoca Atene attraverso i suoi molteplici sorvoli non autorizzati nello spazio aereo greco. 

L’ultimo di tali sorvoli, ha specificato il quotidiano, si è verificato lunedì 23 marzo, quando due coppie di aerei caccia F-16 della Turchia hanno sorvolato sugli isolotti greci di Anthropofagi e Makronisi, facenti parte rispettivamente degli arcipelaghi di Fournoi e Oinousses 

Nello specifico, il primo sorvolo non autorizzato è stato rilevato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa ellenica alle ore 10:31, quando una prima coppia di F-16 ha sorvolato i due isolotti a una quota di 27.000 piedi. Un minuto dopo, il Capo di Stato Maggiore ha rilevato una seconda coppia di velivoli, i quali sorvolavano gli stessi isolotti, ma a una quota di 9.000 piedi. Dopo due minuti, la prima coppia di aerei caccia è tornata sull’arcipelago di Oinousses, ma a una quota di 5.000 piedi. 

Successivamente, alle 11:51, un’altra coppia di aerei caccia della Turchia ha sorvolato l’isola di Chio, nell’area orientale dell’Egeo, a una quota di 3.700 piedi. 

Tali sorvoli, sostiene Ekathimerini, come una “indicazione della determinazione di Ankara di innalzare il clima di tensione”, in crescita da dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese.     

La Turchia sostiene che almeno 142.000 migranti hanno abbandonato le regioni di Edirne e Evros per recarsi presso il confine con la Grecia, la quale, dal canto suo, ha affermato di aver respinto almeno 963 stranieri intenti a varcare il confine nelle sole 24 ore tra il 9 e il 10 marzo.      

Atene, inoltre, sostiene di avere “prove schiacchianti” in merito alla strategia della Turchia che determina lo spostamento di migranti e rifugiati al confine con la Grecia. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con la Turchia, dato che questa sostiene di non aver mai ricevuto del tutto gli aiuti economici promessi da Bruxelles. L’UE, invece, ha più volte ribadito di aver speso l’intera cifra, pari a circa 6 miliardi di euro, ma destinando parte del fondo alle organizzazioni internazionali coinvolte e non direttamente alla Turchia.      

Intanto, date le tensioni al confine, entrambi i Paesi hanno deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Nello specifico, Ankara ha schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia      

A seguito dell’innalzamento dei criteri di sicurezza, Ankara ha più volte accusato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Anche il 9 marzo, l’agenzia stampa turca, Anadolu, ripresa dallo Yeni Safak, ha riportato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia della Grecia contro i migranti alla frontiera.      

Da parte sua, Atene ha più volte respinto le accuse di Ankara, etichettando tali notizie come “fake news”.       

In tale clima, il 12 marzo, il ministro per la Protezione dei Cittadini della Grecia, Michalis Chrysochoidis, e il direttore esecutivo dell’Agenzia europea di guardia costiera e frontaliera, Frontex, Fabrice Leggeri, si erano recati al confine tra i due Paesi per supervisionare il dispiegamento dei militari inviati dagli Stati Membri dell’UE in aiuto della Grecia.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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