Coronavirus: la Cina fornisce aiuti medici al Marocco

Pubblicato il 24 marzo 2020 alle 11:10 in Cina Marocco

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Un aereo carico di forniture mediche provenienti dalla Cina è atterrato in Marocco, lunedì 23 marzo, per aiutare il Pase nordafricano ad affrontare il problema della diffusione del coronavirus. La Royal Air Maroc ha mostrato sulle sue piattaforme social alcune immagini dell’aereo. La decisione di fornire materiali sanitari al governo marocchino è stata presa da Pechino dopo alcune consultazioni tra i ministri degli Esteri dei due Paesi. “La Cina esprime la sua solidarietà con le persone e i Paesi colpiti dal virus mentre cercano di affrontare la pandemia e tutte le difficoltà a essa collegate”, ha riportato l’agenzia di stampa cinese Xinhua citando le parole del ministro degli Esteri Wang Yi. “Benché la Cina stia ancora facendo i conti con l’epidemia, aiuterà comunque gli altri Paesi facilitando il loro accesso ad alcune forniture”, ha aggiunto.

Il Marocco ha attuato misure restrittive per arginare i contagi e ha imposto la quarantena in tutto il Paese, chiedendo la chiusura di tutte le attività non essenziali. Si contano circa 143 casi confermati e 4 decessi ma il Paese sta monitorando la situazione di almeno 2117 persone entrate in contatto con i contagiati. La maggior parte dei malati ha preso il virus all’estero, ma ora è iniziata anche la trasmissione a livello locale. Il governo ha chiuso tutte le moschee, le scuole, i caffè e i ristoranti, nonché i luoghi di sport e divertimento, e ha vietato tutti i voli ai passeggeri internazionali. Auto con altoparlanti sono state distribuite in diverse città marocchine intimando alle persone di rimanere a casa. I trasporti pubblici, le strade e i mercati vengono regolarmente disinfettati. In più, il regno ha istituito un fondo governativo creato per migliorare le infrastrutture sanitarie e aiutare i settori economici più deboli, dal valore di oltre 1,5 miliardi di dollari.

In più, le autorità marocchine stanno altresì procedendo all’arresto di decine di persone accusate di diffondere voci falsesullepidemia di coronavirus. Il caso più recente è quello di una donna di 48 anni, presa in custodia dalle autorità, il 18 marzo, dopo aver negato l’esistenza del coronavirus sul suo canale YouTube e sollecitato i suoi connazionali a ignorare le misure precauzionali. Un altro esempio è quello di un uomo, noto come “Abou Naim”, arrestato per “istigazione all’odio” e “minaccia dell’ordine pubblico” dopo aver registrato un video sui social media che criticava la decisione delle autorità di chiudere tutte le moschee. Altre persone sono state arrestate per aver criticato il governo e le severe misure contro gli assembramenti pubblici, esortando le persone a ignorare le disposizioni e diffondendo fake news. Alcuni gruppi per la protezione dei diritti umani hanno tuttavia denunciato i provvedimenti presi dalle autorità marocchine nei confronti di queste persone giudicandoli eccessivi e troppo limitativi delle libertà personali.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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