Il Sudafrica costruisce una barriera lungo il confine con lo Zimbabwe

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 12:16 in Sudafrica Zimbabwe

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità del Sudafrica hanno dichiarato che costruiranno una barriera di 40 km lungo il confine con lo Zimbabwe per impedire ai migranti irregolari di entrare nel Paese ed evitare di rendere ancora più facile la diffusione dellepidemia di coronavirus. Secondo i piani prestabiliti, la barriera sarà eretta su entrambi i lati del punto di ingresso di Beitbridge. Il ministro sudafricano dei Lavori pubblici, Patricia de Lille, ha affermato che la struttura “garantirà che nessuna persona, priva di documenti o a rischio infezione, attraversi il Paese. Lo Zimbabwe, al momento, ha annunciato che sono 3 i pazienti positivi al coronavirus.

In Sudafrica, invece, la situazione risulta più allarmante. Ad oggi, sono stati segnalati circa 272 casi di coronavirus. Il presidente, Cyril Ramaphosa, ha già ordinato la chiusura di 35 dei 53 punti di accesso terrestre del Paese. “Questa misura non sarà efficace se le barriere al confine non sono sicure, cosa che vale per molti punti di ingresso”, ha specificato la de Lille nella sua dichiarazione. “I 40 km di recinzione saranno completati entro un mese, ha aggiunto. Il ministro ha infine chiarito: “Non siamo certo xenofobi. Abbiamo avuto consultazioni approfondite con tutti i Paesi che sono nostri vicini. Ciò che è importante per il Sudafrica è proteggere i nostri cittadini e le persone che entrano nel nostro Paese, perché adesso alle frontiere abbiamo ispettori sanitari e professionisti ambientali che stanno facendo i test e i vari screening al confine, ma se qualcuno entra da solo oltre il confine, non abbiamo queste garanzie”.

Il Sudafrica, il Paese più industrializzato del continente, sta cercando da molto tempo di ridurre la migrazione irregolare dallo Zimbabwe, che considera una minaccia per i lavoratori locali, visti i livelli di disoccupazione al 30% circa. Paesi di tutto il mondo hanno ormai cancellato i voli, vietato i viaggi da e per determinati Stati e rafforzato i controlli alle frontiere per impedire la diffusione della nuova epidemia di virus.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), oltre 209.000 persone in tutto il mondo risultano positive al virus. A metà marzo, lOMS ha dichiarato che si tratta di una pandemia. Il virus ha causato la morte di almeno 8.700, secondo l’ente sanitario. L’epidemia ha raggiunto l’Africa più tardi rispetto agli altri continenti, ma ormai almeno 43 Paesi ne sono affetti.

I numeripiù alti di contagi nel continente africano sono registrati, al momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 108 casi, l’Algeria 119, la Tunisia 71 e l’Egitto 257. Per ora, solo la Libia sembra essere senza casi, elemento che avvalora la tesi secondo cui il numero effettivo di persone contagiate nei Paesi africani potrebbe non corrispondere ai numeri ufficialmente confermati. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 2 in Mauritania, 62 in Senegal, 1 in Gambia, 2 in Guinea, 66 in Burkina Faso, 3 in Liberia, 23 in Costa d’Avorio, 22 in Ghana, 16 in Togo, 2 in Benin, 33 in Nigeria, 54 in Camerun, 6 in Guinea Equatoriale, 4 in Gabon, 29 in Repubblica del Congo, 3 in Repubblica Centrafricana, 14 in Repubblica Democratica del Congo, 3 in Namibia, 272 in Sudafrica, 4 in Eswatini, 3 in Zambia, 19 in Ruanda, 12 in Tanzania, 15 in Kenya, 1 in Somalia, 11 in Etiopia, 1 in Gibuti, 1 in Sudan, 2 nelle Mauritius, 1 in Ciad, 2 in Niger, 2 in Angola, 3 in Zimbabwe, 1 in Mozambico, 1 in Uganda, 1 in Eritrea.

Ciò che spaventa di più in Africa è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.