Polonia: al vaglio il rilascio dei detenuti

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 18:27 in Europa Polonia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Polonia sta valutando di dare la possibilità a un massimo di 20.000 detenuti di scontare la pena nella propria dimora, a causa dell’emergenza da coronavirus nel Paese. 

È quanto rivelato, lunedì 23 marzo, da Reuters, il quale ha specificato che la proposta è giunta dal Ministero della Giustizia, il quale mira a contenere la diffusione del coronavirus, attualmente diagnosticato in 684 cittadini della Polonia.  

In totale, i detenuti nelle carceri del paese sono oltre 75.000, suddivisi in 172 carceri e centri di detenzione. Precedentemente, la possibilità di scontare la pena all’interno della propria dimora, sotto sorveglianza elettronica, era possibile per condanne di massimo un anno. Tuttavia, la proposta del Ministero della Giustizia prevede l’estensione anche alle sentenze con condanne fino a un massimo di 18 mesi. In caso di conversione in legge, la misura beneficerebbe circa 20.000 detenuti. 

Attualmente, in via preventiva, le carceri del Paese hanno già interrotto le visite e le attività lavorative all’aperto dei detenuti. In alcune strutture, inoltre, i carcerati stanno seguendo corsi di cucito, per produrre mascherine e tute protettive utili al contenimento del contagio, data la carenza di dispositivi protettivi nel Paese. 

Per trovare un rimedio alla scarsità di mascherine e dispositivi medico-sanitari, la Polonia ha annunciato, il 18 marzo, di essersi rivolta alla Cina, la quale si è detta disposta a inviare oltre 10.000 test diagnostici per il coronavirus e decine di centinaia di dotazioni, tra cui mascherine, occhiali protettivi e protezioni per le calzature.   

Nello specifico, da un comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri della Polonia si apprende che la Cina invierà 20.000 mascherine, 5.000 tute protettive, 5.000 visiere, 10.000 guanti medici monouso e 10.000 protezioni per le calzature.  

Come la Polonia, anche la Bulgaria e la Serbia avevano chiesto aiuto a Pechino. Nello specifico, l’emergenza da coronavirus nel Paese balcanico è ancora contenuta, ma la Serbia si è sentita sentita abbandonata dai leader dell’Unione Europea, di cui il Paese balcanico non è ancora membro, impegnati con Paesi più colpiti dal virus. Ciò ha lasciato spazio alla Cina per dimostrare la sua solidarietà nei confronti dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, consentendo a Pechino di estendere il suo mezzo diplomatico correlato al coronavirus a una regione che negli ultimi anni è divenuta un campo da battaglia geopolitico per la definizione delle sfere di influenza di UE e Cina.     

Nello specifico, secondo il South China Morning Post, dopo aver raggiunto livelli controllabili di diffusione del virus all’interno del proprio territorio, la Cina sta ora attuando la sua strategia diplomatica correlata al coronavirus nell’Europa centrale e orientale. Nello specifico, tale strategia si articola in modo binario. Da un lato vi è la fornitura di strumenti e dotazioni mediche, al prezzo di mercato o in via gratuita, ai Paesi maggiormente colpiti, come l’Italia e la Spagna. Dall’altro lato, la Cina sta tenendo sessioni di condivisione di esperienze con Paesi meno sviluppati dell’Europa centrale e orientale, di cui 17 si sono uniti al formato “17+1”.    

In tale contesto, un funzionario europeo, che ha rilasciato dichiarazioni in condizioni di anonimato, ha commentato che la Cina non potrà ospitare il formato 17+1 per via dell’emergenza legata al coronavirus. Eppure, la diffusione del virus stesso è diventata una opportunità per la Cina, la quale può puntare a costruire relazioni più forti con gli stessi Paesi.    

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale    

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.