Mozambico: militanti islamisti assediano città del Nord

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 13:40 in Africa Mozambico

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In Mozambico, un gruppo di militanti armati ha attaccato la città di Mocimboa da Praia, vicino ad un’area in cui aziende come Total ed Exxon Mobil stanno sviluppando progetti per la produzione di gas naturale liquefatto per un valore di quasi 60 miliardi di dollari. L’assalto è iniziato nella mattinata di lunedì 23 marzo, secondo quanto dichiarato dal portavoce della polizia, Orlando Mudumane.

Gli aggressori, secondo le dichiarazioni della polizia, hanno attaccato le caserme delle forze di Difesa e Sicurezza e hanno issato la loro bandiera nel campo, dopo aver costruito barricate allentrata principale del villaggio di Mocimboa. Le forze di sicurezza del Paese sono riuscite a respingere i militanti fuori dalla città solo dopo intensi combattimenti. Più tardi, l’organizzazione dello Stato Islamico ha rivendicato l’attacco tramite la sua agenzia di stampa Amaq. 

La città è una delle più importanti nella provincia settentrionale di Cabo Delgado ed era già stata pesantemente presa dassalto dai militanti islamisti nell’ottobre 2017 all’inizio di un’insurrezione jihadista che ha causato la morte di oltre 800 persone. Da giugno scorso, lo Stato Islamico ha rivendicato alcuni degli attacchi più violenti compiuti nel Paese. Lorganizzazione ha operato negli anni passati attraverso un gruppo locale che ha effettuato almeno 75 attentati separati in otto distretti della provincia di Cabo Delgado. Oltre a Mocimboa da Praia, le altre località colpite sono state Ancuabe, Ibo, Macomia, Meluco, Nangade, Palma e Quissanga. La gente del posto aveva soprannominato il gruppo con il nome di “al-Shabaab”, che in arabo significa gioventù”. I militanti, tuttavia, sembravano non avere alcun legame con lorganizzazione terroristica somala nota con lo stesso nome. I media e gli esperti locali hanno dunque iniziato a riferirsi al gruppo con lespressione Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, che significa “seguaci della tradizione e dellunità sunnita. I leader dellorganizzazione intrattenevano legami anche con altri gruppi terroristici dellAfrica orientale. Nel 2018, Ahl-e-Sunnat wal Jamaat ha spostato la propria attenzione su piccoli villaggi remoti, cercando di ridurre al minimo i conflitti diretti con le forze di sicurezza del governo. Con limitate eccezioni, il gruppo ha condotto quasi sempre i propri attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Gli attentati variavano di intensità e scala, ma generalmente includevano l’uso di armi da fuoco e di armi da taglio, ad esempio machete e altri oggetti metallici, e includevano spesso il furto di cibo e di altri beni essenziali. Talvolta, le offenisve prevedevano anche decapitazioni e rapimenti.

L’attuale leader del Mozambico, Filipe Nyusi,è stato rieletto per la seconda volta ad ottobre 2019. L’opposizione contesta i risultati delle votazioni e accusa il presidente di brogli e corruzione. Ossufo Momade, il candidato del maggior partito d’opposizione, ovvero il Renamo (Resistenza Nazionale mozambicana), è risultato il secondo più votato, aggiudicandosi il 21.88% dei voti rispetto al 73% di Nyusi.

Durante il suo secondo mandato quinquennale, il presidente si dovrà impegnare a sviluppare le riserve di gas del Paese, che prevede di diventare, entro 5 anni, il secondo esportatore al mondo di gas naturale. Il boom sarà controllato da giganti del settore petrolifero e sarà possibile solo con un totale rispetto del trattato di pace firmato ad agosto dai due maggiori partiti del Paese, il Renamo di Momade e il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico) di Nyusi. Le elezioni del 15 ottobre, in cui sono state condensate le presidenziali, le legislative e le provinciali, avrebbero dovuto rappresentare una conferma dell’impegno preso a favore della pace ma il rischio che le opposizioni, continuando a contestare i risultati, mettano in pericolo questo fragile accordo è molto alto.  

Il Mozambico, che ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo nel 1975, soffre ancora degli effetti di una guerra civile durata 15 anni, dal 1977 al 1992, in cui sono morte circa 1 milione di persone. Nel 1992, un primo accordo di pace aveva messo fine al conflitto, ma da allora la violenza si è diffusa nel Paese, portando sporadici contrasti. Il dialogo di pace tra le due forze era stato sospeso lo scorso anno, quando la Renamo aveva accusato il Frelimo di aver compromesso le scorse elezioni municipali. Già nel 2014, dopo le ultime elezioni presidenziali, Renamo e Frelino erano stati protagonisti di scontri violenti causati da una disputa sul verdetto delle elezioni. A rappresentare una minaccia per Maputo, oltre ai continui scontri tra i due maggiori partiti del Paese, vi è anche l’aumento degli attentati nel Nord, vicino il confine con la Tanzania, dove si trovano vasti giacimenti di gas, scoperti al largo di Palma nel 2011. Tali giacimenti potrebbero trasformare l’economia del Paese, che attualmente è una delle più povere del continente africano, ma lo sviluppo è minacciato dall’insorgenza dello Stato Islamico nella regione.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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