Guinea: scontri durante il referendum costituzionale, 10 morti

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 9:19 in Africa Guinea

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Mentre si contano ancora i voti del referendum costituzionale tenutosi domenica 22 marzo in Guinea, almeno 10 persone sono state uccise in seguito ad alcuni scontri con le forze dell’ordine nella capitale, Conakry. Un gruppo di manifestanti, secondo quanto riportato dal quotidiano Africanews, sarebbe stato “preso di mira dalle forze di sicurezza, le quali hanno compiuto arresti di massa e sparato alla cieca sulla popolazione”. Il bilancio delle vittime, tuttavia, non è stato ancora confermato dalle autorità. Il Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione (FNDC), un’alleanza di gruppi dell’opposizione e organizzazioni della società civile, ha annunciato nuove proteste anche lunedì 23 e martedì 24 marzo.

Nella giornata di domenica, secondo quanto riferito da un giornalista di Agence France Presse, alcuni giovani guineani hanno attaccato la polizia dispiegata fuori da un seggio elettorale in un sobborgo della capitale. In un’altra scuola vicina, utilizzata per il voto, l’attrezzatura elettorale è stata danneggiata e vandalizzata. Secondo diversi testimoni, tra le vittime riportate nel sobborgo di Conakry, Hamdallaye, ci sarebbe un ragazzo di 28 anni, ucciso a colpi di arma da fuoco, e molti altri feriti gravi. Le autorità, da parte loro, non hanno confermato ufficialmente la morte del giovane.

Il presidente della Guinea, Alpha Conde, ha voluto portare avanti il suo piano di modifica della Costituzione del Paesenonostante la lunga serie di violente manifestazioni. “Si tratta di un colpo di stato costituzionale. Chiedo a tutti i guineani di sollevarsi contro questo tradimento”, aveva detto il portavoce dell’opposizione, Faya Millimono, a febbraio. Il mandato del leader 81enne terminerà a dicembre 2020 ma il referendum per il cambio della Costituzione, se approvato dagli elettori, gli permetterà di rimanere al potere per un terzo mandato consecutivo.

Il presidente Conde aveva già dichiarato, a dicembre 2019, di voler procedere alla modifica della carta costituzionale del Paese, introducendo alcuni nuovi emendamenti. Secondo la Costituzione, il mandato presidenziale ha una durata di 5 anni e può essere rimandato fino a un massimo di due volte consecutive. 

Il governo di Conakry ha accusato i leader dell’opposizione di cercare di far sprofondare il Paese nel caos. Le proteste sono iniziate, in forma più o meno intensa, a partire da metà ottobre 2019. A quel tempo, il Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione aveva chiesto che le manifestazioni si svolgessero in maniera pacifica. Tuttavia, dopo qualche mese la situazione è precipitata e le violenze sono diventate frequenti.

Conde era diventato il primo presidente democraticamente eletto dell’Africa occidentale nel 2010, ponendo fine a 2 anni di governo militare. Giunto dopo la morte dell’ex presidente Lansana Conte, il nuovo leader africano aveva suscitato la speranza di un futuro progresso democratico in Guinea. Il mese scorso, Conde ha invitato la popolazione a prepararsi a un referendum e a future elezioni, suscitando speculazioni che stia progettando di cambiare la Costituzione al fine di concorrere per un terzo mandato. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020.

Nonostante il Paese sia uno dei più ricchi in Africa termini di riserve minerarie, la sua popolazione resta una delle più povere. La Guinea è il principale produttore africano di bauxite, utilizzato per la produzione di alluminio, e possiede notevoli riserve di ferro. Secondo i gruppi d’opposizione, la stampa e le organizzazioni umanitarie attive sul territorio, da aprile 2011, sono 94 le persone che sono state uccise in Guinea, soprattutto per colpi di arma da fuoco, nelle varie dimostrazioni politiche che si sono svolte durante la leadership di Conde.

Dopo essere stato eletto presidente per la prima volta nel dicembre 2010, Alpha Conde è stato rieletto, per il secondo mandato, nell’ottobre 2015, assicurandosi la vittoria al primo turno con il 58% dei voti in parlamento. Il leader dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, aveva dichiarato invalido il voto, denunciando il presidente di corruzione. Tuttavia, l’Unione Europea aveva affermato che, nonostante alcuni problemi logistici, il risultato era valido. Quella del 2010 è stata la prima elezione democratica del Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1958. La nomina di Conde ha però sollevato alcune tensioni etniche nel Paese dal momento che il presidente fa parte del gruppo etnico Malinke, che rappresenta il 35% della popolazione nazionale, mentre l’altro candidato, Diallo, apparteneva al gruppo etnico Fulani, di cui fa parte il 40% della popolazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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