Coronavirus: Praga restituisce all’Italia le mascherine confiscate

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 17:09 in Italia Repubblica Ceca

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Circa 40 cittadini italiani, insieme a 100.000 mascherine, sono partiti per l’Italia dalla Repubblica Ceca, la quale ha deciso di restituire i dispositivi di prevenzione erroneamente confiscati. 

È quanto rivelato, lunedì 23 marzo, dall’emittente radio nazionale, Radio Prague, la quale ha specificato che i cittadini rimpatriati e le mascherine sono partiti a bordo di un bus. 

I dispositivi protettivi erano stati confiscati martedì 17 marzo dalle autorità della Repubblica Ceca, le quali avevano trovato circa 680.000 mascherine chirurgiche e altre 28.000 mascherine con filtro in un magazzino nel Nord del Paese. I dispositivi medico-sanitari erano stati associati a un gruppo di esportazioni clandestine. Tuttavia, tra le mascherine confiscate, alcune erano state inviate dalla Croce Rossa di Qinghai, in Cina, la quale aveva inviato gli aiuti all’Italia. Nello specifico, Reuters rivela che le mascherine donate da Qinghai all’Italia erano 101.600. 

TuttaviaAl Arabiya English rivela che oltre alle mascherine erroneamente confiscate dalle autorità di Praga, la Repubblica Ceca ne ha inviate altre 10.000 come forma di risarcimento. 

In aggiunta, dopo aver espresso il proprio rammarico per l’incidente, la Repubblica Ceca, nella persona del ministro degli Affari Esteri, Tomas Petricekha dichiarato di aver accordato con l’Italia l’arrivo dei dispositivi di sicurezza insieme ai cittadini italiani rimpatriati dalla Repubblica Ceca. 

La notizia della confisca delle mascherine, sottolinea Al Arabiya English, aveva causato lo scontento dei cittadini italiani, alle prese con l’emergenza da coronavirus nel proprio Paese e con la scarsa disponibilità di dispositivi medici protettivi.  

In aiuto dell’Italia, Cina, Russia e Cuba hanno già inviato attrezzature mediche ed esperti sanitari, al fine di contrastare la diffusione del virus. 

In maniera simile, anche la Repubblica Ceca ha ricevuto aiuti dalla Cina, dato che alcune regioni sono teatro di scarsità di dispositivi medici, principalmente ventilatori polmonari e mascherine.   

Secondo l’ultimo bollettino del 23 marzoaggiornato alle 15:38, i casi di coronavirus nel mondo sono diventati 353.692, di cui 181.40in Europa.  

Il secondo Paese più colpito al mondo è l’Italia, con 59.138 casi accertati. A livello europeo, a seguire, 33.089 casi sono stati confermati in Spagna, 27.289 in Germania, 16.937 in Francia, 8.547 in Svizzera, 5.748 nel Regno Unito, 4.763 nei Paesi Bassi, 3.967 in Austria, 3.743 in Belgio, 2.538 in Norvegia, 2.060 in Portogallo, 2.046 in Svezia, 1.572 in Danimarca, 1.165 in Repubblica Ceca, 906 in Irlanda, 798 in Lussemburgo, 700 in Finlandia, 684 in Polonia, 624 in Grecia, 588 in Islanda, 576 in Romania, 442 in Slovenia, 438 in Russia, 352 in Estonia, 306 in Croazia, 249 in Serbia, 190 in Bulgaria, 187 a San Marino, 186 in Slovacchia, 180 in Lettonia, 167 in Ungheria, 154 in Lituania, 136 in Macedonia del Nord, 133 ad Andorra, 130 in Bosnia ed Erzegovina, 107 a Malta, 104 in Albania, 95 a Cipro, 94 in Moldavia, 81 in Bielorussia, 73 in Ucraina, 46 in Liechtenstein, 33 in Kosovo23 a Monaco, 22 in Montenegro e 1 a Città del Vaticano, portando il totale europeo a 181.407. In aggiunta, oltre ad essere presente in tutti gli Stati dell’Unione Europea, il virus è giunto in tutti i Paesi del continente europeo.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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