Cisgiordania: palestinesi sparati dalle forze israeliane

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 12:03 in Israele Palestina

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Un palestinese è morto ed un altro è rimasto ferito a seguito degli spari delle forze israeliane, nell’Ovest della città di Ramallah, in Cisgiordania.

L’episodio ha avuto luogo il 22 marzo ed ha interessato, in particolare, l’ingresso al villaggio di Ni’ilin, nelle vicinanze della cosiddetta linea verde che separa i territori palestinesi da quelli israeliani. La notizia è stata riferita, nella medesima giornata, dal Ministero della Salute palestinese. L’uomo ucciso è Sufyan Al-Khawaja, un palestinese di 31 anni, morto sul colpo dopo essere stato colpito alla testa. Il ferito, invece, è il cugino, che, dopo essere stato colpito alla schiena, è riuscito a fuggire.

Da un lato, le forze israeliane hanno riferito che gli spari contro i due palestinesi sono stati lanciati dopo che erano state lanciate pietre contro veicoli militari israeliani, posti nella strada adiacente al villaggio di Ni’ilin. Dall’altro lato, fonti palestinesi hanno riferito che le forze israeliane hanno sparato contro un veicolo di passaggio per la strada principale, all’ingresso del villaggio, aggiungendo altresì che è stato impedito ad un’ambulanza di giungere sul luogo per prestare assistenza.

L’episodio si colloca in un’atmosfera particolare, in cui l’emergenza coronavirus viene percepita anche all’interno dei territori sia israeliani sia palestinesi. Alla luce di ciò, le autorità di entrambe le parti si stanno impegnando in una cooperazione senza precedenti, adottando le misure necessarie per arginare la diffusione del virus. Per tale motivo, anche i controlli sono stati intensificati e la libertà di movimento limitata.

Tuttavia, l’episodio del 22 marzo giunge a quasi due settimane di distanza da un altro incidente simile. In particolare, l’11 marzo scorso, un giovane palestinese è morto e altre 3 persone sono rimaste gravemente ferite nei territori della Cisgiordania occupata e, nello specifico, a Jabal al-Armeh, nella città di Beita, nei pressi di Nablus. Il giovane in questione è un ragazzo di 15 anni, Mohammed Hamayel, morto a causa degli spari con munizioni vive da parte delle forze israeliane che l’hanno colpito in viso.

Le tensioni tra israeliani e palestinesi si sono acuite dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato, il 28 gennaio scorso, il cosiddetto Piano di Pace, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

Un altro punto prevede la ridefinizione dei confini di Israele, interessando altresì i territori della Cisgiordania, mentre nelle aree rimanenti si costituirebbe un cosiddetto “State-minus”, ovvero un’altra entità priva di esercito e di sovranità. Per la Casa Bianca si tratterebbe di uno “Stato palestinese smilitarizzato”, all’interno del quale vi saranno anche punti accessibili ai soli israeliani e che rappresenterebbero, di fatto, i loro insediamenti e le vie d’accesso. Non da ultimo, si richiede lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza.

Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele. La questione degli insediamenti viene considerata uno dei principali ostacoli al raggiungimento un accordo di pace tra Israele e il popolo palestinese.

I palestinesi cercano una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele, da parte sua, riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese. Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata altresì stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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