Afghanistan: Pompeo in visita, mentre continuano le violenze

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 13:14 in Afghanistan USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, è arrivato a Kabul, il 23 marzo, per discutere delle tensioni politiche all’interno del governo afgano. Il giorno precedente, una nuova esplosione letale aveva colpito le forze di sicurezza del Paese.

Durante la sua visita, Pompeo dovrebbe cercare di intervenire per porre fine all’impasse politica in Afghanistan, secondo quanto ha affermato una fonte informata sui fatti, citata dal quotidiano locale Tolo News. Il 19 marzo, anche il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, si era recato a Kabul, per incontrare Abdullah Abdullah, protagonista della crisi politica del Paese e ex Chief Executive Officer del governo uscente. 

In tale occasione, Fraidoon Khwazoon, portavoce di Abdullah, aveva affermato che non era stata trovata una soluzione alle tensioni con il presidente afghano, Ashraf Ghani. L’incontro arriva in un momento di stallo politico che sta sconvolgendo l’Afghanistan, a seguito all’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali, avvenuto il 18 febbraio. La Commissione Elettorale Indipendente aveva dichiarato la vittoria del presidente uscente, ma Abdullah si è opposto al risultato. Il principale rivale politico di Ghani ha anche tenuto una cerimonia di inaugurazione del proprio governo, il 9 marzo, in contemporanea con il presidente stesso. 

Intanto, il Paese è sconvolto da continue violenze, a seguito di un attacco contro le forze armate afghane. Almeno 3 agenti sono rimasti uccisi, la sera del 22 marzo, in un’esplosione di una mina lungo la strada nella provincia occidentale di Badghis. L’incidente è avvenuto nel distretto di Bala Murghab, dopo che un agente delle forze di sicurezza ha urtato l’ordigno. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’esplosione. Il 20 marzo, altri 25 membri dell’esercito afgano e della polizia sono stati uccisi in un assalto contro un checkpoint a Zabul, nel Sud del Paese. In tale attacco, alcuni agenti hanno collaborato con gli aggressori.

La crisi politica e le violenze si verificano in un momento di svolta per il Paese, dal punto di vista diplomatico. A seguito di numerosi colloqui tra USA e talebani, le due parti hanno firmato uno storico accordo a Doha, il 29 febbraio. Questo prevede il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese, entro 14 mesi, il rilascio di 5.000 prigionieri e l’avvio di un dialogo intra-afghano, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Tuttavia, il governo di Kabul ha poi riferito che i detenuti talebani verranno rilasciati gradualmente. Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti a tale ipotesi. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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