Libia: lo spettro del coronavirus in un Paese in guerra

Pubblicato il 22 marzo 2020 alle 18:24 in Cina Libia

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Le milizie dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno lanciato un attacco missilistico contro il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli a Ain Zara, a Sud della capitale, nel quale ha perso la vita un uomo e due bambini sono stati feriti, il 22 marzo. Intanto, dai governi belligeranti di Tripoli e Tobruk sono state adottate misure di prevenzione contro la diffusione del coronavirus.

Il bombardamento del 22 marzo è giunto inaspettato poiché il 21 marzo le forze armate del LNA, con a capo il generale Khalifa Haftar, hanno accolto l’appello a un cessate il fuoco dell’Onu e dei Paesi europei, visto il dilagare del coronavirus. In tale occasione, il portavoce del LNA, Ahmed Al-Mismari, ha affermato che avrebbero continuato a rispettare la tregua e a tali dichiarazioni ha risposto il presidente del GNA, Fayez al-Sarraj, il quale ha assicurato che le proprie truppe avrebbero interrotto i combattimenti se anche l’avversario si fosse attenuto al cessate il fuoco.

Intanto, il governo di Tripoli ha adottato misure di contenimento del coronavirus, imponendo un coprifuoco notturno dalle 18:00 alle 6:00 e la chiusura dei luoghi pubblici a partire da domenica 22 marzo. Oltre a queste misure, sono stati chiusi bar, ristoranti, luoghi di ritrovo e sono stati proibiti funerali e matrimoni. Da parte sua, già da giovedì 19 marzo, anche il governo di Tobruk, istituito dal LNA, ha imposto il coprifuoco notturno. Nel Paese, non sono stati ancora registrati casi di persone positive al coronavirus ma si teme che un eventuale contagio possa essere catastrofico, viste le precarie condizioni del sistema sanitario.

Il 21 marzo, il segretario dell’Onu, Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione per la minaccia che il coronavirus potrebbe porre in Libia e ha invitato le due parti in lotta a unire le forze per vincere la minaccia della pandemia e a garantire un accesso totale degli aiuti umanitari. Anche la Missione Onu in Libia (UNSMIL) ha apprezzato l’impegno delle due parti e in un tweet ha manifestato l’auspicio che tale pausa umanitaria possa portare all’approvazione di Tripoli e Tobruk della bozza di accordo per il cessate il fuoco facilitato dall’Onu.

L’appello di Guterres del 21 marzo ha fatto seguito a quello del 17 marzo, quando Onu, Italia, Stati Uniti, Algeria, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti, oltre alla delegazione in Libia dell’Unione Europea, hanno invitato GNA e LNA ad avviare una “tregua umanitaria”, ponendo fine alle ostilità per consentire alle autorità locali di far fronte all’emergenza sanitaria del coronavirus.

Intanto, l’incaricato d’affari dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese (RPC) in Libia ha affermato che il governo di Pechino sta valutando la richiesta d’aiuto giunta da Tripoli per la lotta al coronavirus che ha impegnato i funzionari diplomatici di entrambe le parti. La RPC ha già fornito materiale per eseguire test diagnostici a molti Paesi africani tra cui la Libia alla quale è stato richiesto, però, uno sforzo di onestà.

Nello Stato Nord-africano, è in corso una guerra interna tra il governo di Tripoli e il governo di Tobruk. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, ha ottenuto il riconoscimento dell’Onu ed è ufficialmente sostenuto da Italia, Qatar e Turchia. Il secondo, invece, riceve sostegno da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia, Giordania e Francia. La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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