L’Egitto guarda all’Eritrea per rafforzare la sua presenza nel Mar Rosso

Pubblicato il 22 marzo 2020 alle 6:13 in Egitto Eritrea

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Alcuni rapporti, mai smentiti, sostengono che lEgitto stia per stipulare un accordo con lEritrea volto a stabilire una base navale egiziana sullisola di Nora. Il Cairo ha più volte respinto la possibilità di istituire basi regionali doltremare, ma di recente sta investendo di più per rafforzare il suo potere marittimo. Alcuni rapporti pubblicati di recente, secondo quanto riportato dalla rivista The Arab Weekly, suggeriscono la futura firma di un accordo tra il Cairo e Asmara per lo schieramento di forze egiziane a Nora, un’isola della penisola di Dakhla, al largo della costa eritrea. Si ritiene che l’Egitto abbia già un contingente a Sawa, in Eritrea, stazionato in una base araba affidata all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti per un periodo di 30 anni.

La posizione dellEritrea, allingresso meridionale del Mar Rosso, rappresenta una caratteristica altamente strategica. I crescenti interessi internazionali e la competizione intorno al Mar Rosso, compreso tra il porto di Bab el Mandeb, a Sud, e il canale di Suez, a Nord, hanno aumentato la volontà del Cairo e di Riad di coordinarsi per garantire la sicurezza marittima della regione. A gennaio, gli sforzi sauditi di rafforzare la presenza nel Golfo sono stati soddisfatti dalla firma di un accordo per la creazione del Consiglio degli Stati arabi e africani confinanti con il Mar Rosso e il Golfo di Aden.

Per lEgitto, questo interesse nellarea fa parte di una strategia multisettoriale volta a ristabilire la sua influenza nel Golfo e ad assumere il ruolo di garante della sicurezza, soprattutto in ambito marittimo. Nel tempo, il Cairo ha visto emergere nuove minacce dallimplosione dello Yemen, dalla guerra in Libia e dallinstabilità del Corno dAfrica, tanto che il Paese ha deciso di rivedere la sua presenza nella regione, anche in conseguenza dellemergere di potenze come la Turchia e lIran. Ankara, che a dicembre ha concluso un accordo con la Libia per la delimitazione dei confini marittimi nel Mediterraneo Orientale, possiede la sua più grande base militare doltremare in Somalia e si è altresì assicurata la gestione del porto sudanese di Suakin, circa 2 anni fa.

Indagini geologiche suggeriscono la presenza di potenziali giacimenti di gas sotto il fondale del Mar Rosso, che potrebbero aggiungere importanza strategica alla regione e dare rilevanza alla sicurezza marittima. In risposta alle dinamiche regionali in continua evoluzione, il Cairo ha investito molto per la modernizzazione della sua flotta navale, in gran parte di epoca sovietica, per riaffermarsi come una vera potenza marittima. Nel 2016, il Cairo ha aggiunto alla sua flotta 2 navi d’assalto anfibio Mistral da utilizzare come centri di comando per le nuove flotte Nord e Sud della Marina egiziana. Inoltre, il Cairo ha aggiunto alla sua Marina una fregata multiuso FREMM e si dice che stia finalizzando l’acquisto di altre 2 fregate da Fincantieri, il maggior costruttore navale italiano. In precedenza, lEgitto ha concluso ordini per 6 fregate MEKO A-200, di fabbricazione tedesca, 4 corvette classe Gowind, 3 delle quali saranno costruite ad Alessandria, ed è in attesa della consegna di 20 motovedette classe Falaj-2.

L’Egitto, secondo quanto riporta The Arab Weekly, sta altresì sviluppando basi comuni strategiche a Gargoub, sulla sua costa nord-occidentale, vicino al confine con la Libia, a Ras Banas sulla sua costa sud-orientale, affacciata sul Mar Rosso, e a Port Said, vicino al canale di Suez. L’aumento di interesse verso le basi estere potrebbe significare che il Cairo sta rivalutando la sua politica marittima, sempre piuttosto tradizionale in materia, e sta prendendo in considerazione lidea di sviluppare una presenza strategica maggiore che consenta di estendere la sua capacità di proiezione energetica attraverso accordi con partner regionali come l’Eritrea.

Il crescente allineamento dell’Eritrea all’Egitto sta però causando preoccupazioni all’Etiopia e al Sudan. Il Cairo e Addis Abeba sono da tempo paralizzati in una lunga disputa sulla grande diga africana, Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il futuro sistema idroelettrico più grande del continente africano. LEtiopia sostiene che lopera servirà ad accrescere le capacità di sviluppo del Paese e di tutta la regione, ma lEgitto teme che la sua fornitura idrica, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo, dove sorgerà la GERD, potrebbe essere messa a rischio. Il Sudan, che è a favore della diga, ha avuto complicati legami con il Cairo e una disputa irrisolta sul Triangolo Halayeb, controllato dagli egiziani e vicino alla nuova base egiziana di Ras Banas. Il Sudan e l’Etiopia hanno avviato un’operazione militare congiunta lungo il loro confine e Khartoum ha inviato migliaia di truppe al confine con l’Eritrea in risposta al dispiegamento di truppe egiziane nel Paese, 3 anni fa. L’Egitto respinge tutte le affermazioni che lo accusano di voler interferire in Etiopia e in Sudan, sostenendo che si tratta di cospirazioni e di “notizie false”. Nonostante le consultazioni sulla GERD stiano proseguendo, in maniera più o meno continuativa, anche grazie allintervento degli Stati Uniti come mediatori, i sintomi di sfiducia tra i vari vicini africani persistono. Dunque, se l’Egitto vuole assumere un ruolo di maggior rilievo nellambito della sicurezza marittima regionale e vuole impegnarsi con alleati come l’Eritrea, dovrà anche fare i conti con le stesse rivalità tradizionali che hanno accentuato gli interessi contrapposti di diverse potenze, anche internazionali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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