IOM: 14,854 arrivi nel 2020, +50% rispetto allo stesso periodo del 2019

Pubblicato il 22 marzo 2020 alle 6:46 in Europa Immigrazione

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha riferito che sono 14.854 i migranti e i rifugiati entrati in Europa via mare fino a metà marzo 2020. Si tratta di un aumento di quasi il 50% rispetto agli arrivi segnalati nello stesso periodo dell’anno scorso, quando lorganizzazione aveva registrato circa 10.771 ingressi irregolari in Europa attraverso le tre principali rotte migratorie che attraversano il Mediterraneo.

Lincremento può essere attribuito, in gran parte, al transito lungo la rotta del Mediterraneo orientale, che collega il Medio Oriente e l’Africa alla Grecia e che ha registrato circa 2.500 arrivi in più in questi primi mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Gli arrivi sono più alti anche in Italia, dove ci sono stati, dal primo gennaio al 18 marzo 2020, 2.738 ingressi, rispetto ai soli 398 dello stesso periodo dell’anno scorso, e a Malta, che ha registrato 1.135 arrivi quest’anno rispetto ai 136 del 2019. La rotta occidentale del Mediterraneo, quella che collega lAfrica alla Spagna mostra il calo più marcato degli arrivi, che sono stati 3.803, nel 2020, ma erano stati 5.491 nello stesso periodo dellanno scorso. I decessi, fino al 18 marzo 2020, sono diminuiti a 219, mentre lo scorso anno, negli stessi mesi, erano stati 299. Le tragedie continuano ad affliggere soprattutto la rotta del Mediterraneo centrale.

Il Progetto IOM per i migranti scomparsi riferisce che cinque settimane dopo un avviso, il 9 febbraio, di una barca in difficoltà al largo della Libia, con 91 passeggeri a bordo, nessuna notizia è stata ancora rilasciata. Le coordinate GPS dell’ultima posizione nota dell’imbarcazione sono state confrontate con le registrazioni delle operazioni di ricerca e salvataggio condotte dalle autorità italiane, libiche e maltesi, nonché dalle navi delle ONG. Si ritiene che, dal primo gennaio al 18 marzo, almeno 115 persone siano morte su questa rotta, di cui oltre la metà proprio in questo incidente.

Finora, gli arrivi maggiori si sono registrati in Grecia. I 7.178 uomini, donne e bambini che sono arrivati sulle coste greche via mare, risultano di gran lunga superiori ai 2.738 arrivati sulle coste italiane, ai 1.135 arrivati sulle coste maltesi e ai 3.803 arrivati sulle coste spagnole. LIOM di Atene ha riferito che dal 13 al 20 marzo, la Guardia costiera ellenica (HCG) ha effettuato almeno due operazioni di ricerca e salvataggio al largo delle isole di Lesbo e Kea. L’HCG ha salvato un totale di 214 migranti e li ha trasferiti ai rispettivi porti.

Per quanto riguarda i dati sulle nazionalità dei migranti che arrivano irregolarmente in Grecia, la Guardia costiera ellenica ha affermato che i migranti afghani rappresentano il gruppo più grande. A fine febbraio, l’IOM di Atene ha riferito che su questa rotta sono stati registrati 2.399 cittadini afgani, circa il 40% del totale. Il secondo gruppo più numeroso proviene dalla Siria, con 1.188 uomini, donne e bambini, seguiti dalla Repubblica Democratica del Congo, con 273 persone, dalla Somalia, con 250, e dall’Iraq, con 218. Tra le altre nazionalità rilevate lungo questa rotta, anche se in numero più piccolo, figurano i palestinesi, con 207 arrivi, gli iraniani, con 152, e il Camerun, con 98.

In Grecia, la situazione è critica soprattutto sulle isole del Mar Egeo, dove le capacità di accoglienza sono ormai allo stremo. Il campo di Moria è uno dei più sovraffollati dell’Egeo. Costruito per ospitare circa 3000 persone, il centro ne accoglie attualmente 19.343. La maggior parte di loro vive fuori dai muri della struttura, dentro tende improvvisate o all’aria aperta. L’emergenza rappresentata dalla diffusione del coronavirus contribuisce a rendere ancora più allarmante la situazione sulle isole. La scorsa settimana, è stato identificato, a Lesbo, il primo paziente affetto dal virus. Si tratta di una donna di 40 anni recentemente tornata da un viaggio in Israele e in Egitto dove era andata al seguito di un gruppo di pellegrinaggio in Terra Santa cui sono stati fatti risalire la maggior parte dei casi rintracciati in Grecia.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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