Coronavirus: la Somalia rischia di più della Cina

Pubblicato il 22 marzo 2020 alle 7:12 in Africa Somalia

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Lepidemia di coronavirus può uccidere più persone in Somalia che in qualsiasi altro Paese se non vengono messe in atto con urgenza misure preventive, avvertono medici e analisti. Il Paese dell’Africa orientale ha confermato il suo primo caso questa settimana, dichiarando che si tratta di uno studente tornato dalla Cina e attualmente in quarantena. Da quel momento, il Ministero della Salute di Mogadiscio non ha annunciato nessun altro caso. “Se questo virus ha ucciso migliaia di persone in Paesi sviluppati come la Cina e l’Italia, e ne ha uccise anche centinaia in Spagna e in Iran, è incredibile immaginare quale sarà il bilancio delle vittime in Somalia se non viene fatto nulla”, ha affermato il presidente dell’Associazione Medica Nazionale, Mohamed Mohamud Ali, in unintervista ad Al Jazeera. “Attualmente, non disponiamo dei nostri kit per fare i test. Spediamo i campioni in Sudafrica e aspettiamo almeno tre giorni per conoscere i risultati. Questa è una grande sfida per noi”, ha aggiunto il professore.

L’epidemia ha raggiunto l’Africa più tardi rispetto agli altri continenti ma la velocità di diffusione è stata notevole, arrivando attualmente a circa 37 Paesi contagiati. Mercoledì scorso, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha invitato i Paesi africani a “svegliarsi” e a iniziare ad affrontare seriamente la minaccia del virus, altrimenti le conseguenze saranno catastrofiche. Lo stesso Mohamed Ali ha affermato che il popolo somalo deve fare di più per prendere sul serio la pandemia. “Non ucciderà solo le persone. Economicamente, se non si fa nulla, saremo rovinati. Potremmo non essere in grado di riprenderci”, ha dichiarato.

Questa settimana il governo somalo ha annunciato una serie di misure per ridurre la potenziale diffusione del virus. Dal 19 marzo, sono state chiuse per un periodo minimo di 15 giorni tutte le scuole e le università del Paese e, secondo quanto dichiarato dal primo ministro, Hassan Ali Khayre, sono stati banditi tutti i grandi incontri pubblici. Khaire ha dichiarato, in un discorso pubblico: “Abbiamo messo da parte 5 milioni di dollari per far fronte a questa malattia. Quei soldi saranno usati per aiutare tutti i somali colpiti, in qualunque parte del Paese essi si trovino. Stiamo anche discutendo con le istituzioni finanziarie globali in modo che possano aiutarci, finanziariamente, a limitare le conseguenze della diffusione”, ha aggiunto.

Un analista con sede a Mogadiscio, Mohamed Ahmed Ali, ha ribadito ad Al Jazeera che la Somalia deve fare di più per salvare vite nel Paese. “Le aziende sono aperte come di consueto. I trasporti pubblici funzionano come al solito, i ristoranti sono aperti. I rischi e le conseguenze sono inimmaginabili. Se non si fa immediatamente qualcosa di più, in Somalia potrebbero morire più persone che in qualsiasi altra parte del mondo”, ha confermato Mohamed.

Un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che grandi aree del paese sono nelle mani del gruppo terroristico di al-Shabab, affiliato ad Al Qaeda. Lorganizzazione impedisce alle informazioni di diffondersi nelle aree sotto il suo controllo, cosicché molti abitanti somali non sanno nemmeno dellesistenza del coronavirus. I rapporti di tensione tra il governo centrale e gli stati federali peggiora ancora di più la situazione. “Purtroppo, il governo ha un potere limitato su ciò che può fare”, ha sottolineato Mohamed.

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Il Marocco ha stanziato circa 1 miliardo di dollari per migliorare le strutture sanitarie. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se alcuni presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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