Tunisia: l’economia arranca, si abbassano le previsioni di crescita

Pubblicato il 21 marzo 2020 alle 6:29 in Africa Tunisia

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La Tunisia cercherà di stabilire un nuovo accordo di prestito con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), secondo quanto riferito dal primo ministro Elyes Fakhfakh. Il premier ha sottolineato che, causa emergenza coronavirus, il governo prevede una crescita dell’1% quest’anno, decisamente inferiore rispetto al 2,7% previsto nel bilancio 2020. In base ai calcoli di Tunisi, la crisi dovuta al virus è responsabile di un ribasso di almeno mezzo punto percentuale. Nel nuovo accordo, ha specificato il primo ministro, il Paese non accetterà condizioni che non incontrano gli interessi nazionali. Secondo i piani governativi, Tunisi lavorerà intensamente nei prossimi 5 anni per cambiare radicalmente il suo sistema economico. Questo cambiamento non sarà limitato a riforme parziali, che continuerebbero a mantenere una forte dipendenza dal Fondo, ma riguarderà lintero modello di sviluppo del Paese.

Nel dicembre 2016, la Tunisia ha siglato un accordo con il Fondo Monetario Internazionaleper un pacchetto di prestiti del valore di circa 2.8 miliardi di dollari. Il programma include misure per ridurre i deficit cronici e rivedere le spese sui servizi pubblici. Lo scorso giugno, lFMI ha erogato unultima tranche di prestito da 247 milioni di dollarie, da allora, i negoziati si sono interrotti a causa della crisi politica che ha seguito le elezioni di ottobre. Il versamento attuale del prestito alla Tunisia ammonta complessivamente, dal 2016 ad oggi, a circa 1.6 miliardi di dollari. Laccordo attuale si estinguerà ad aprile 2020.

Fakhfakh non ha fornito dettagli precisi sulle speranze di un nuovo prestito. Non abbiamo altra scelta, sono state le sue parole ai giornalisti, in unintervista riportata dallagenzia di stampa Reuters. Come parte del suo budget fiscale annuale, la Tunisia avrà bisogno di circa 3.6 miliardi di dollari di fondi, di natura interna o esterna. La disoccupazione nel Paese risulta superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Anche l’inflazione è elevata e i governi hanno lottato a lungo per frenare i deficit fiscali e controllare il debito pubblico. Gli analisti avvertono che la crisi globale dovuta al coronavirus colpirà soprattutto il settore del turismo, che rappresenta circa l8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera, con circa 9 milioni di turisti che hanno visitato il Paese lo scorso anno. Contemporaneamente, il settore agricolo sta lottando contro una grave carenza di pioggia.

Il nuovo governo tunisino, guidato da Fakhfakh, ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo presentata dal neopremier è composta da 30 ministri e da 2 sottosegretari. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, sono richieste riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche.

Il voto del 26 febbraio è arrivato dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, aveva rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato da Ennahda. Il premier designato dal partito islamico non era riuscito a ottenere i voti favorevoli della maggioranza dell’Assemblea, fermandosi a 72 contro i 130 necessari. 

Erano circa 4 mesi che la Tunisia attendeva un nuovo esecutivo. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non erano riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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