Iran: rilasciato un ricercatore francese

Pubblicato il 21 marzo 2020 alle 10:55 in Francia Iran

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La presidenza francese ha annunciato che le autorità iraniane hanno rilasciato il ricercatore francese, Roland Marchal, dell’istituto di studi politici di Parigi Sciences Po, detenuto in Iran dal giugno 2019. L’uomo arriverà in Francia intorno alle 12:00, ora locale, di sabato 21 marzo.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, oltre al rilascio del ricercatore esperto in conflitti sub-sahariani, ha richiesto alle autorità di Teheran la liberazione della sua collega Fariba Adelkhah. La donna è ancora detenuta nel Paese e ha sia il passaporto francese, sia quello iraniano, sebbene Teheran non riconosca la doppia cittadinanza. Dalla loro incarcerazione lo scorso giugno, il processo ai due è iniziato a marzo 2019. Stando a quanto affermato dal loro avvocato, Said Dehghan, Marchal e Adelkhah sono stati accusati di “propaganda contro il sistema” e di “collusione nel perpetrare atti ai danni della sicurezza nazionale”. I due hanno un gruppo di sostegno a Parigi che, insieme al Ministero degli Affari Esteri francese, ha lanciato un allarme per la salute dei detenuti. In particolare, la donna è entrata in uno sciopero della fame da 49 giorni e il collega si teme abbia una condizione salutare in peggioramento. Tutto ciò è stato aggravato dalla grande diffusione del coronavirus in Iran che è stato lo Stato maggiormente colpito in Medio Oriente.

La notizia del 21 marzo è giunta in seguito ad un accordo secondo il quale di due Paesi avrebbero dovuto scambiarsi reciprocamente due detenuti. Nel primo caso, si trattava appunto di Marchal, mentre nel secondo di Jalal Ruhollahnejad, un ingegnere iraniano arrestato a Parigi per presunte violazioni delle sanzioni americane imposte su Teheran e ricercato dal governo statunitense. In particolare, lo scorso maggio, una corte francese ha approvato l’estradizione dell’uomo negli USA per essere processato per l’accusa di importazione illegale di tecnologie americane a fini militari per conto di un’azienda iraniana, collegata alle élite del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano. Negli ultimi anni, tale organo militare ha arrestato molte persone aventi doppia cittadinanza per accuse di spionaggio.

L’Iran sta affrontando una difficile situazione sul piano interno a causa del dilagare del coronavirus e su quello internazionale a causa delle crescenti tensioni con Washington.

In merito alla prima problematica, sabato 21 marzo, il presidente iraniano Hassan Rouhani, ha affermato che le misure di distanziamento sociale e di restrizione dei movimenti, adottate per arginare il virus, resteranno in vigore per due o tre settimane, tempo in cui ci si aspetta che il virus rallenterà la sua diffusione. L’Iran è stato uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia a livello mondiale, stando al situation report del 20 marzo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lo Stato ha avuto un totale di 18.407 contagiati, di cui 1.284 deceduti.

Dal punto di vista internazionale, invece, il presidente americano, Donald Trump, e il suo segretario di Stato, Mike Pompeo, hanno rilasciato pesanti insinuazioni sul presunto coinvolgimento di Teheran per i ripetuti attacchi alle basi militari anti-ISIS di stanza in Iraq , in cui hanno perso la vita 2 americani e un inglese. Nella news conference della Casa Bianca del 20 marzo, i due hanno affermato di “sapere molto”, in particolare, hanno confermato che le milizie sciite irachene sono finanziate, addestrate ed equipaggiate dagli iraniani. Nonostante ciò, gli USA hanno offerto assistenza umanitaria a Teheran per l’emergenza del coronavirus ma non solleveranno le sanzioni in vigore sul Paese per il suo programma nucleare e missilistico. Pompeo ha poi affermato che il popolo iraniano ha manifestato chiaramente la necessità di una leadership rappresentativa che esuli dagli interessi di un regime corrotto, facendo riferimento ai movimenti dissidenti che si oppongono Rouhani.

L’inasprimento delle relazioni tra Teheran e Washington è iniziato l’8 maggio 2018, quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall’ Accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) e hanno imposto sanzioni su vari settori iraniani, tra cui quello petrolifero e quello bancario, per costringere l’Iran a negoziare il proprio programma missilistico-nucleare. Ne è conseguita un’escalation di tensioni che è culminata con l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, durante un raid aereo americano il 3 gennaio scorso all’aeroporto di Baghdad, e alla quale l’Iran ha risposto con attacchi ai presidi statunitensi in Iraq.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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