Egitto, coronavirus: il governo denuncia la stampa estera

Pubblicato il 21 marzo 2020 alle 7:12 in Africa Egitto

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Le autorità egiziane hanno chiesto ai giornalisti del Guardian e del New York Times di porgere le loro scuse al governo del Cairo dopo aver ripreso nei loro articoli uno studio canadese secondo il quale lEgitto starebbe sottostimando i numeri reali dei suoi cittadini positivi al coronavirus. La ricerca è stata condotta da un gruppo di specialisti in malattie infettive dellUniversità di Toronto, i quali hanno calcolato che, nel Paese nordafricano, la portata effettiva del contagio sarebbe di oltre 19.310 casi, un numero decisamente superiore ai 217 attualmente confermati dalle autorità. Poco dopo la pubblicazione dello studio canadese, il Guardian ha condotto un report citando la ricerca dellUniversità di Toronto, mentre il capo dellufficio del New York Times al Cairo, Declan Walsh, lha condivisa direttamente sul suo account Twitter, per poi cancellare il post poco dopo. In un tweet successivo, Walsh ha spiegato le ragioni della rimozione: Ho cancellato il tweet per precisare: è vero che uno studio canadese ha stimato che i casi di coronavirus in Egitto possono essere più di 19.000, ma la stima più bassa è vicina ai 6.000. In ogni caso, il Cairo ha riportato ufficialmente solo centinaia di casi il che significa, come in molti altri Paesi, che i numeri reali sono più alti.

Nel suo articolo, il Guardian ha specificato che più di 100 cittadini stranieri che, da metà febbraio a metà marzo, hanno visitato l’Egitto hanno poi mostrato sintomi o sono risultati positivi al coronavirus al loro ritorno a casa. Le crociere sul Nilo sono state ritenute la fonte principale di diffusione dell’epidemia. Il turismo è una pietra miliare dell’economia egiziana e diverse fonti hanno evidenziato come alcuni siti turistici, ad esempio quello di Luxor, sono rimasti aperti anche quando il Paese aveva iniziato a vietare i grandi raduni pubblici e chiuso scuole. Attualmente, anche lesercito egiziano ha annunciato nuove misure, compreso l’utilizzo del dipartimento di armi chimiche come supporto per i test, ma gli osservatori temono che le misure di emergenza siano state lanciate troppo tardi. I giornalisti del Guardian hanno poi puntato il dito contro i test troppo limitati, le incomplete statistiche sulle infezioni e le potenziali azioni legali contro chiunque sia ritenuto di “diffondere false notizie” sulla malattia. Infine, hanno citato il caso di una donna taiwanese a bordo della crociera di Asara che, per lEgitto, sarebbe stata la fonte da cui ha preso origine il primo vasto contagio nel Paese. Secondo il Centro per il controllo delle malattie di Taiwan, citato dal giornale inglese, le analisi della donna hanno invece dimostrato che il ceppo contratto era stato preso proprio in Egitto, precisamente a Luxor.

In una lunga dichiarazione, il servizio d’informazione dello Stato egiziano (SIS) ha affermato che lo studio canadese citato dai due giornali anglosassoni contiene “numeri e stime errate” e i giornalisti sono stati “deliberatamente fuorvianti su una questione molto grave”. L’agenzia ha poi dichiarato che l’Egitto è cooperativo e trasparente nei suoi rapporti, trasmessi all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Infine, il SIS ha chiesto la revoca dell’accredito a Ruth Michaelson, corrispondente del Guardian residente al Cairo, e ha minacciato la chiusura dell’ufficio del giornale nella capitale egiziana. “Al momento, non vi è alcuna conferma che l’affermazione sulla nostra chiusura sia vera”, ha twittato Michaelson. “Quindi noi continuiamo a lavorare”, ha aggiunto.

Il SIS ha anche lanciato un avvertimento a Walsh per i suoi tweet. “Siamo preoccupati che il governo egiziano abbia emesso un avvertimento per un post che non ha fatto altro che richiamare l’attenzione su uno studio medico”, ha dichiarato il New York Times. “Tali azioni generano un effetto agghiacciante in un momento in cui le persone di tutto il mondo fanno affidamento su un giornalismo imparziale e indipendente per informazioni cruciali sulla salute e sulla sicurezza”, ha aggiunto la direzione del quotidiano.

Nel continente, il Nord Africa ha registrato, al momento, il più alto numero di contagi. Il Marocco conta, allo stato attuale, 60 casi, l’Algeria 49, la Tunisia 38 e l’Egitto 217. Per ora, solo la Libia sembra essere senza casi, elemento che avvalora la tesi secondo cui il numero effettivo di persone contagiate nei Paesi africani potrebbe non corrispondere ai numeri ufficialmente confermati. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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