Coronavirus, Africa: anche Ciad e Niger annunciano i loro primi casi

Pubblicato il 21 marzo 2020 alle 6:13 in Ciad Niger

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Il Ciad ha confermato il suo primo caso di coronavirus, diventando l’ultimo Paese della regione centrafricana ad essere contagiato. Anche il Niger, situato nell’Africa occidentale, ha individuato il suo primo paziente positivo al virus, venerdì 20 marzo. Il continente arriva dunque a un totale di circa 36 Paesi ufficialmente colpiti dall’epidemia.

In Ciad, il paziente in questione è un cittadino di nazionalità marocchina proveniente da Douala, in Camerun. Il governo ha confermato la notizia con una dichiarazione e ha invitato la popolazione a mantenere la calma e a osservare le pratiche sanitarie. Già a inizio settimana, il Ciad aveva annunciato la chiusura di tutti i suoi confini come misura precauzionale per cercare di tenere fuori il virus. L’ordine è entrato in vigore alla mezzanotte di giovedì 19 marzo.

A questo punto, tutti i Paesi dell’Africa centrale risultano ufficialmente infetti. Il più colpito è attualmente il Camerun, con 17 casi confermati. Gli altri Stati della regione, ovvero la Repubblica Democratica del Congo, il Gabon, la Guinea Equatoriale, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica del Congo e il Ciad hanno registrato un numero di casi inferiore.

Nell’Africa occidentale, il Niger ha annunciato che il suo primo caso è un uomo nigerino di 36 anni che, di recente, ha viaggiato in Togo, Ghana, Costa d’Avorio e Burkina Faso. La notizia è stata rilasciata dal Ministero della Salute in una nota.

Ad oggi, i casi segnalati nel continente risultano più di 700. Tuttavia, come sottolineato dal dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dellOrganizzazione Mondiale della Sanità, “non possiamo considerare questo numero come lo specchio dell’effettiva quantità di casi che abbiamo in Africa. Con tutta probabilità, ci sono casi non rilevati e casi non segnalati”. In più, ha aggiunto il direttore dell’OMS, se anche i pazienti infetti fossero effettivamente solo quelli dichiarati, “il continente deve comunque prepararsi al peggio”. “In altri Paesi abbiamo visto come il virus acceleri effettivamente dopo un certo punto critico. Quindi il miglior consiglio per l’Africa è quello si prepararsi al peggio e di prepararsi oggi”, ha specificato Tedros, sottolineando la necessità di fare più test possibili per poter tenere traccia dei contatti, isolarli e tagliare sul nascere le possibilità di contagio. “Penso che l’Africa dovrebbe svegliarsi, penso che il mio continente dovrebbe svegliarsi”, ha concluso il direttore, che è nato in Eritrea ma ha vissuto fin da piccolo in Etiopia. 

I numeri più alti di contagi nel continente sono registrati, al momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 60 casi, l’Algeria 49, la Tunisia 39 e l’Egitto 217. Per ora, solo la Libia sembra essere senza casi, elemento che avvalora la tesi secondo cui il numero effettivo di persone contagiate nei Paesi africani potrebbe non corrispondere ai numeri ufficialmente confermati. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 2 in Mauritania, 29 in Senegal, 1 in Gambia, 1 in Guinea, 32 in Burkina Faso, 2 in Liberia, 8 in Costa d’Avorio, 9 in Ghana, 1 in Togo, 2 in Benin, 7 in Nigeria, 13 in Camerun, 4 in Guinea Equatoriale, 1 in Gabon, 1 in Repubblica del Congo, 1 in Repubblica Centrafricana, 14 in Repubblica Democratica del Congo, 2 in Namibia, 150 in Sudafrica, 1 in Eswatini, 2 in Zambia, 8 in Ruanda, 6 in Tanzania, 7 in Kenya, 1 in Somalia, 6 in Etiopia, 1 in Gibuti, 1 in Sudan, 3 nelle Mauritius, 1 in Ciad, 1 in Niger. 

Diverse nazioni africane, tra cui l’Uganda, il Ghana, il Kenya e il Sudafrica, che rappresenta il Paese sub-sahariano con il maggior numero di casi, hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti. Il Senegal ha vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose. Il Sudafrica ha dichiarato emergenza nazionale e ha chiuso metà dei suoi confini. La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. La Tunisia ha bloccato le frontiere. Il Marocco ha stanziato circa 1 miliardo di dollari per migliorare le strutture sanitarie. Tuttavia, diversi esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è inoltre l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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