Cina: lento ritorno alla normalità

Pubblicato il 21 marzo 2020 alle 12:54 in Asia Cina

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La Commissione Nazionale per la Salute cinese ha confermato nessun nuovo caso di contagio da coronavirus interno al Paese e 41 nuove infezioni riportate dall’estero, per un totale di 269, come si legge nell’aggiornamento giornaliero del 21 marzo. Contestualmente a tali dati, le autorità di Pechino stanno iniziando ad alleggerire le misure di isolamento.

In seguito alla mancanza di nuovi casi interni al paese, le autorità hanno iniziato a smantellare i check-point posti a controllo della città di Wuhan, dove si è originato il virus e si sono finora registrate un totale di 50.005 infezioni e 2.504 vittime. La città è stata isolata dal 23 gennaio scorso quando nessuno è potuto più entrare o uscire dai suoi confini. Difronte alla rimozione dei check-point la popolazione ha espresso la propria felicità con fuochi d’artificio, tuttavia non è ancora possibile né uscire, né entrare nella città. Dal 17 marzo, i residenti dei complessi abitativi in cui non sono stati registrati casi nei precedenti sette giorni sono stati autorizzati ad uscire e muoversi limitatamente all’area del rispettivo complesso senza potersi, tuttavia, muovere liberamente per la città. Il 21 marzo, le attività commerciali di queste aree hanno ricevuto il permesso di aprire nuovamente. Nonostante le manifestazioni di gioia di molti, alcuni abitanti hanno dichiarato al South China Morning Post che preferiscono restare a casa perché ritengono sia ancora l’opzione più sicura e preferiscono ripristinare le vecchie abitudini soltanto quando sarà possibile entrare e uscire dalla città. Un membro della Commissione Sanitaria Nazionale, Wu Hao, ha affermato che la città dovrà essere identificata come area a basso rischio prima di lasciar circolare liberamente i cittadini, se la città diventasse un’area esente da epidemia allora sarebbe possibile garantire un maggior spazio di movimento al popolo.

Le autorità stanno alleggerendo le misure di contenimento del virus anche in altre zone della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Nella provincia Sud-orientale di Jiangxi, ad esempio, tutte le contee e le città sono state classificate come zone a basso rischio e sono state sollevate le restrizioni ai movimenti di beni e persone, il 21 marzo. Gli abitanti della provincia, che sono circa 45 milioni, saranno ancora tenute a mostrare il proprio stato di salute tramite un’app lanciata dal governo provinciale qualora entrino in spazi pubblici.

Ad Hangzhou, nel Zhejiang, non sarà più obbligatorio indossare le mascherine in tutta una serie di luoghi come aree ben ventilate e senza assembramenti di persone. Allo stesso tempo, non saranno più necessari i controlli della temperatura e dello stato di salute nei luoghi pubblici e nei mezzi di trasporto.

Il governo di Pechino è ora impegnato a contenere le infezioni in arrivo dall’estero. La maggior parte delle persone di rientro è formata da studenti le cui università sono state chiuse e che stanno tornando soprattutto dagli USA e dall’Europa. Tra questi, tuttavia, ci sono anche tanti cinesi che vivono in altri Paesi e stranieri che, invece, vivono in Cina e che stanno tornando a lavorare. Nonostante i rientri siano molti, non sono stati ancora registrati casi d’infezione delle comunità locali da parte di persone rientrate dall’estero.

I principali punti di arrivo aereo sono statati Shanghai e Pechino mentre lo snodo di rientro via terra è stata la città di Shenzhen. Venerdì 20 marzo, per contenere l’epidemia, alcuni voli in arrivo a Pechino sono stati fatti atterrare nelle città di Tianjin e Taiyuan, nei pressi della capitale. Oltre alle tre città, gli altri casi di infezioni dall’estero sono stati registrati nelle province di Guangdong, Fujian, Shandong, Zhejiang, Shaanxi e Sichuan. La Commissione per la Salute del Guangdong il 21 marzo ha deciso di mettere in quarantena chiunque rientri nella provincia dall’estero. Le persone potranno mettersi in isolamento presso il proprio luogo di residenza o in un centro di quarantena apposito ma a spese personali.

Il coronavirus si è originato nella RPC dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Stando ai dati rilasciati nel situation report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 20 marzo, sono 234.073 i casi confermati a livello globale e 9.840 decessi. L’Italia è stata uno dei Paesi maggiormente colpiti al mondo e il primo in Europa, stando ai dati pubblicati il 20 marzo dal Ministero della Salute il numero totale di casi è arrivato a 47.021 con 4.032 decessi e 5.129 guarigioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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