Scambio di prigionieri tra Iran e Francia

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 20:21 in Francia Iran

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L’Iran e la Francia hanno concordato il rilascio di un cittadino francese detenuto in Iran e di un iraniano arrestato in Francia, secondo quanto ha riferito la magistratura iraniana, il 20 marzo. 

La notizia è stata riferita, lo stesso giorno, dall’agenzia di stampa Reuters. Secondo tale fonte, il cittadino iraniano che sarà liberato era detenuto per l’accusa di violazione delle sanzioni statunitensi contro Teheran. Si tratta di Jalal Ruhollahnejad, un ingegnere iraniano ricercato dalle autorità statunitensi. Da parte sua, l’Iran stava rilasciando un cittadino francese, ma non ha reso nota l’identità di tale persona. Separatamente, alcuni media hanno riferito che questo potrebbe essere il ricercatore Roland Marchal, detenuto in Iran con l’accusa di “collusione contro la sicurezza nazionale”. Tale decisione è stata resa ancora più rilevante data la pandemia di coronavirus e la situazione critica relativa alle carceri iraniane. 

Il COVID-19 continua a causare morti in Iran che, il 20 marzo, celebra il capodanno persiano. In tale occasione, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e la Guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, hanno rivolto discorsi alla popolazione. Secondo le ultime informazioni riferite dal Ministero della Sanità iraniano, il 20 marzo, nelle ultime 24 ore nel Paese sono stati registrati 1237 nuovi casi positivi al coronavirus, portando il numero dei contagi totali a quota 19.644. Il bilancio delle vittime ammonta, invece, a 1.433, 149 in più rispetto al giorno precedente, il 19 marzo. In tale data, il portavoce del Ministro della Sanità, Kianoush Jahanpour, ha altresì riferito che in Iran ogni dieci minuti una persona muore a causa del coronavirus, mentre ogni ora si registrano 50 nuovi contagi. In questo modo, l’Iran si classifica il terzo Paese al mondo per tasso di mortalità da coronavirus, dopo Italia e Cina.

I primi contagi di Covid-19 in Iran erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso in altre province iraniane, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan. In particolare, le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati iraniani, su un totale di 31. In tale quadro, il 12 marzo, il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, ha lanciato un appello pubblico per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. Parallelamente, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus e l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI.

L’emergenza coronavirus rischia di aggravare ulteriormente l’economia iraniana, che risente delle conseguenze delle sanzioni poste dagli Stati Uniti ed estese ulteriormente proprio dal 17 marzo, data in cui Washington ha inserito 7 società internazionali nella lista nera per l’acquisto di prodotti petrolchimici iraniani, alcune con sede in Sud Africa, Hong Kong e Cina. Il 19 marzo, poi, sono state imposte nuove sanzioni contro altre 5 società. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, per alcuni gli USA non accetteranno di revocare le sanzioni imposte sino ad ora contro l’Iran e facilitare la ripresa di Teheran in una fase delicata.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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