Mali: 29 soldati maliani uccisi in un presunto attentato terroristico

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 11:31 in Africa Mali

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Sospetti militanti islamisti hanno condotto un attacco contro una base militare situata nel Nord-Est del Mali, il 19 marzo, causando la morte di 29 soldati dell’esercito maliano.

La notizia è stata riportata da fonti delle forze armate stesse, secondo cui un bilancio iniziale parlava della morte di soli due soldati, ma il numero delle vittime è cresciuto successivamente, giungendo a 29 morti e almeno 5 feriti. L’attacco ha interessato, nello specifico, un accampamento militare situato a Tarkint, a circa 125 km a Nord della città settentrionale di Gao.

Sino ad ora, l’attentato non è stato rivendicato, ma vi sarebbero chiari segnali che lo collegano ai gruppi terroristici legati ad al-Qaeda e allo stato Islamico, attivi nella regione e che, negli ultimi anni, hanno più volte preso di mira le forze armate maliane. Uno degli ultimi episodi si è verificato il 26 gennaio scorso, quando almeno 19 soldati dell’esercito maliano sono morti e altri 5 sono rimasti feriti a seguito di un attacco condotto contro un accampamento militare situato nel centro del Paese, presso il villaggio di Sokolo. Precedentemente, il 23 gennaio, le truppe maliane erano state colpite da “uomini armati non identificati” a Dioungani, un’area situata nella regione di Mopti, vicino al confine con il Burkina Faso. Il bilancio provvisorio includeva 6 morti e “diversi feriti”.

Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nel quadro delle operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia, riferisce Reuters, non hanno più controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali ed i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Di fronte a tale scenario, il 29 gennaio, Bamako ha deciso di aumentare del 50% la grandezza del suo esercito, reclutando nei prossimi mesi 10.000 nuovi soldati.  Parallelamente, anche la Francia ha deciso di rafforzare il suo contingente nella regione, inviando altri 600 uomini in aggiunta ai 4.500 già presenti sul territorio.

Non da ultimo, le autorità maliane stanno cercando di avviare trattative con i gruppi ribelli, per tentare di porre fine a un’insurrezione che si è propagata in tutta la regione del Sahel. Tuttavia, da un lato, i militanti africani affiliati ad Al Qaeda hanno dichiarato che parteciperanno ai colloqui di pace con il governo del Mali solo se le forze francesi e quelle delle Nazioni Unite lasceranno il Paese. Dall’altro lato, il governo ha più volte ribadito che non intende allontanare le forze francesi.

Già nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata da quando le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso Burkina Faso e Niger, nonostante la presenza di 4.500 truppe francesi nella regione del Sahel, e una forza di pace delle Nazioni Unite composta da 13.000 membri, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA). Secondo quanto riferito da fonti locali, più di 140 soldati maliani sono morti in attacchi condotti tra settembre e dicembre 2019.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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