L’Iran al capodanno persiano: tra emergenza coronavirus e sanzioni

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 15:08 in Iran Medio Oriente

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Il coronavirus continua a causare morti in Iran che, il 20 marzo, celebra il capodanno persiano. In tale occasione, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e la Guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, hanno rivolto discorsi alla popolazione.

Secondo le ultime informazioni riferite dal Ministero della Sanità iraniano, il 20 marzo, nelle ultime 24 ore nel Paese sono stati registrati 1237 nuovi casi positivi al Covid-19, portando il numero dei contagi totali a quota 19.644. Il bilancio delle vittime ammonta, invece, a 1.433, 149 in più rispetto al giorno precedente, il 19 marzo. In tale data, il portavoce del Ministro della Sanità, Kianoush Jahanpour, ha altresì riferito che in Iran ogni dieci minuti una persona muore a causa del coronavirus, mentre ogni ora si registrano 50 nuovi contagi. In questo modo, l’Iran si classifica il terzo Paese al mondo per tasso di mortalità da coronavirus, dopo Italia e Cina.

Nel tentativo di frenare la diffusione del virus, le autorità iraniane hanno chiesto ai residenti di astenersi da viaggi e spostamenti, soprattutto durante questo periodo dell’anno, in cui la popolazione iraniana è solita muoversi in occasione del capodanno persiano, noto altresì come Nowruz. Tuttavia, è stato evidenziato, Teheran al momento preferisce non ricorrere a “misure coercitive”, così come accaduto in altri Paesi del mondo, tra cui l’Italia.

Nei loro discorsi, trasmessi attraverso emittenti televisive iraniane, sia Rouhani sia Khamenei si sono ritrovati a fare il punto della situazione in Iran, ponendo l’accento sulle problematiche e le crisi affrontate e da affrontare a livello sia interno sia estero, l’ultima delle quali scaturita proprio dalla diffusione del coronavirus. In particolare, per Khamenei, Teheran si è trovata a vivere l’anno “degli esami difficili”, che hanno visto il Paese essere testimone di diversi eventi. Tra questi, i ripetuti terremoti, l’inasprirsi delle sanzioni statunitensi, la morte del leader della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato da Washington, fino all’incidente dell’aereo ucraino, precipitato l’8 gennaio sul suolo iraniano causando la morte delle 176 persone a bordo, e alla diffusione di Covid-19.

Tuttavia, per Khamenei l’assassinio di Soleimani ha rappresentato il culmine degli eventi dell’anno appena terminato. Un’affermazione con cui anche Rouhani ha concordato, in quanto per entrambi si è trattato dell’omicidio “più spregevole e più sporco” perpetrato dagli Stati Uniti. Circa le sanzioni, invece, è stato affermato come, nonostante i danni subiti, queste hanno portato altresì benefici, in quanto hanno incoraggiato la popolazione iraniana a fare affidamento sulle sole proprie capacità e a soddisfare i propri bisogni dall’interno. A tal proposito, Rouhani ha affermato che le sanzioni di Washington sono state le più severe mai imposte da “terroristi internazionali” contro l’industria petrolifera, ma il popolo ha risposto trasformando l’economia del Paese.

Parallelamente, Khamenei ha rivolto un messaggio di speranza al popolo iraniano, affermando che anche le problematiche economiche si risolveranno nel nuovo anno, magari portando ad un boom della produzione. Allo stesso modo, anche l’ultimo “ospite indesiderato”, con riferimento alla pandemia, verrà sconfitto e renderà il Paese più forte, a detta delle guide politica e spirituale iraniane.

I primi contagi di Covid-19 in Iran erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso in altre province iraniane, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan. In particolare, le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati iraniani, su un totale di 31. In tale quadro, il 12 marzo, il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, ha lanciato un appello pubblico per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. Parallelamente, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus e l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI.

L’emergenza coronavirus rischia di aggravare ulteriormente l’economia iraniana, che risente delle conseguenze delle sanzioni poste dagli Stati Uniti ed estese ulteriormente proprio dal 17 marzo, data in cui Washington ha inserito 7 società internazionali nella lista nera per l’acquisto di prodotti petrolchimici iraniani, alcune con sede in Sud Africa, Hong Kong e Cina. Il 19 marzo, poi, sono state imposte nuove sanzioni contro altre 5 società. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, per alcuni gli USA non accetteranno di revocare le sanzioni imposte sino ad ora contro l’Iran e facilitare la ripresa di Teheran in una fase delicata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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