Libia: le rivelazioni del portavoce di Haftar

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 12:32 in Africa Libia

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Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha rivelato che il comando generale potrebbe decidere di porre fine alle ostilità a Tripoli, rispondendo all’invito delle Nazioni Unite e degli altri Paesi. Parallelamente, sono state fatte rivelazioni sullo stato attuale dell’esercito e su eventuali mosse future.

Tale dichiarazione è giunta nel corso di un’intervista riportata, il 20 marzo, dal quotidiano arabo Asharq al-Awsat, e fa riferimento all’invito del 17 marzo giunto da parte delle Nazioni Unite e di altri nove Paesi, ovvero Italia, Stati Uniti, Algeria, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti, oltre che dalla delegazione in Libia dell’Unione Europea, i quali hanno esortato le parti impegnate nel conflitto libico a porre fine alle ostilità per consentire alle autorità locali di far fronte all’emergenza coronavirus, impegnandosi in quella che è stata definita una “tregua umanitaria”.

Secondo quanto riferito da al-Mismari, le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, potrebbero prendere una decisione nelle prossime ore, sebbene vi siano numerosi ostacoli e minacce ad una possibile tregua, tra cui la presenza di combattenti siriani e forze turche all’interno dei territori libici. Tuttavia, è stato evidenziato, l’epidemia legata al Covid-19 si sta diffondendo velocemente nel resto del mondo e tutta l’umanità è chiamata ad agire, per evitare che il virus distrugga intere popolazioni e Paesi. Pertanto, secondo quanto riferito dal portavoce, date le circostanze attuali, l’esercito di Haftar potrebbe accettare un cessate il fuoco a Tripoli, ma il comando generale sta ancora valutando se prendere o mano una decisione simile.

Nel corso dell’intervista, al-Mismari ha poi rivolto l’attenzione all’Esercito Nazionale Libico stesso, affermando che, al momento, questo include 85.000 membri, inclusi ufficiali e soldati di ogni ordine e grado. É stato specificato che si tratta perlopiù di membri appartenenti alle vecchie forze militari, sebbene circa 25.000- 30.000 nuovi ufficiali e sottufficiali siano entrati a far parte dell’esercito. Parallelamente, ha affermato il portavoce, l’LNA ha anche subito la perdita di circa 7.000 uomini, deceduti non solo nel corso dell’offensiva contro Tripoli, ma anche a seguito delle battaglie di Bengasi, Derna e delle altre città libiche. I feriti e i disabili causati dalla guerra ammontano, invece, a più di 1.000.

Parallelamente, al-Mismari ha negato alcune dichiarazioni ed accuse rivolte dal governo tripolino. In primis, l’affermazione secondo cui l’LNA starebbe sfruttando le risorse appartenenti alla popolazione libica dell’Est e del Sud del Paese. A tal proposito, è stato affermato che le forze di Haftar hanno istituito diverse agenzie, tra cui l’Autorità per gli investimenti militari, impegnate in progetti in campo industriale e agricolo, ma che l’LNA ha il diritto di investire e di attuare progetti per lo sviluppo delle regioni libiche, soprattutto a fronte delle spese che è costretto ad affrontare e il bisogno di guadagni aggiuntivi. Altra voce smentita è quella relativa alla presenza di membri di Hezbollah o di milizie affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, all’interno delle proprie squadre. In tal caso, a detta di al-Mismari, si tratta di dicerie che sono state fatte circolare dalla Fratellanza Musulmana.

Circa i piani futuri di Haftar, dopo un’eventuale completa liberazione della capitale Tripoli, al-Mismari ha affermato che il comando generale dell’LNA ha in mente di creare un governo di unità nazionale, che verrà posto alla fiducia del Parlamento libico attuale e che avrà specifici compiti e doveri da portare avanti, tra cui risolvere le crisi in corso e guidare il Paese verso le elezioni. A detta del portavoce, le proprie forze si impegnano per salvaguardare la sicurezza dei cittadini, ma si potrà giungere a risultati concreti solo attraverso il disarmo dei gruppi illegittimi e contrastando il terrorismo.

Le parole di al-Mismari giungono in un momento in cui anche la Libia cerca di far fronte all’emergenza coronavirus. A tal proposito, il 19 marzo è entrato in vigore il coprifuoco indetto dallo stesso Haftar per le aree poste sotto il proprio controllo, mentre il premier tripolino, Fayez al-Sarraj, già il 16 marzo, aveva proclamato lo stato di emergenza nel Paese, decretando altresì la chiusura di porti, aeroporti, scuole, università e altri centri di aggregazione, oltre alla riduzione della presenza di funzionari statali nelle pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, il Paese risente della grave instabilità in cui versa da più di nove anni e, nello specifico, dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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