La Turchia aiuta i Balcani a contrastare il coronavirus

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 18:53 in Balcani Turchia

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Se i Paesi dell’Europa centrale e orientale hanno chiesto aiuto alla Cina per contrastare la diffusione del coronavirus, gli Stati della regione balcanica si sono rivolti alla Turchia. 

Nello specifico, secondo quanto riportato il 20 marzo dal Daily Sabah, il quale ha ripreso un comunicato di Anadolu, la richiesta di supporto del Kosovo è stata avanzata giovedì 19 marzo, quando il presidente di Pristina, Hashim Thaci, ha avuto un vertice telefonico con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Nel corso del colloquio, riporta il quotidiano, Thaci ed Erdogan hanno discusso dei livelli di cooperazione bilaterale e, nello specifico, dell’aiuto che la Turchia può fornire al Kosovo nel fronteggiare l’emergenza da coronavirus. 

Il Kosovo, ha aggiunto Thaci, apprezza le misure adottate dalla Turchia e, alla luce del supporto operativo e logistico promesso da Ankara, ha dichiarato di essere “immensamente grato”. Il primo caso di Coronavirus in Kosovo è stato registrato il 13 marzo. Attualmente, secondo le ultime stime riportare, Pristina conta 19 casi di contagio dal virus. 

Il 20 marzo, Exit.al ha rivelato che anche l’Albania, nella persona del premier, Edi Rama, ha chiesto ad Erdogan aiuto nel fronteggiare l’emergenza da coronavirus. Nello specifico, Rama ha dichiarato che nel corso di una delle sue “frequenti conversazioni” con Erdogan, avvenuta la sera precedente, ha presentato al capo di Stato turco una serie di richieste, menzionando beni necessari in caso di peggioramento della situazione.  

In aggiunta, secondo quanto rivelato il 20 marzo dal Balkan EU, il 19 marzo Erdogan ha avuto un vertice telefonico anche con uno dei membri della troika presidenziale bosniaca, Milorad Dodik, rappresentante dell’etnia serba. Nel vertice, Erdogan ha promesso l’invio di quanto necessario per fronteggiare l’emergenza sanitaria, aggiungendo che le dotazioni saranno inviate gratuitamente.  

Dopo circa un’ora, Erdogan ha chiamato anche Bakir Izetbegovic, figlio del primo presidente della Bosnia, Alika Izetbegovic, il quale, secondo quanto rivelato, era in rapporti molto stretti con Erdogan. Nel vertice, i due hanno discusso delle effettive condizioni nei rispettivi Paesi, ribadendo in ogni caso il sostegno reciproco. 

Tali gesti sono da inserirsi nel quadro del continuo seppur graduale avvicinamento della Turchia alla regione balcanica. L’interesse di Ankara ad avvicinarsi a tale regione era già stato confermato lo scorso 9 novembre, quando il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, aveva partecipato all’incontro dei vertici dei Paesi della regione balcanica, tenutosi in occasione del summit sul dialogo strategico sui Balcani occidentali, organizzato nella cornice del Forum Economico Mondiale, a Ginevra, in Svizzera. In tale occasione, il ministro degli Esteri della Turchia aveva confermato l’intenzione di Ankara di rafforzare la propria cooperazione con gli Stati della regione balcanica.  

Anche precedentemente, il 7 ottobre, in occasione del vertice tra il capo di Stato della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, Erdogan aveva reso noto di voler contribuire al “benessere e alla stabilità” della regione balcanica e di rafforzare le sue relazioni e la cooperazione con la regione in ogni settore.  

L’11 febbraio, poi, Cavusoglu si era recato in Montenegro, dove aveva siglato un accordo per la protezione consolare dei cittadini montenegrini e una intesa sulla retribuzione del personale della rappresentanza diplomatica e dei familiari. In aggiunta, era stato annunciato il rafforzamento della collaborazione diplomatica, economica e nel settore della difesa.  

Il giorno successivo, il ministro degli Affari Esteri della Turchia si era recato in visita in Albania, dove aveva firmato tre memorandum d’intesa e una dichiarazione congiunta, volta a stimolare gli sforzi e a coordinare gli approcci nei consessi internazionali alla lotta alla criminalità organizzata, al contrabbando, all’estremismo violento e al terrorismo.  

In aggiunta, in Albania, Cavusoglu aveva partecipato all’inaugurazione del Centro per gli Studi balcanici, fondato dalla New York University di Tirana, di proprietà della Fondazione Maarif, ente turco. La Maarif è  considerata da studiosi e analisti uno strumento politico per affermare e consolidare l’influenza della Turchia nella regione balcanica.   

Nello specifico, secondo quanto evidenziato da un’analista del Balkan Investigative Reporting NetworkFatjona Mejdini, rientra nelle intenzioni della Turchia espandere la propria influenza nella regione tramite strumenti di soft-power. Tale intenzione si nota in primo luogo in Albania, dove Mejdini sottolinea che nel 2018 la Fondazione Maarif, creata nel giugno 2016 dal parlamento turco, ha acquistato la New York University di Tirana e con essa anche altri istituti educativi e formativi.  Da parte sua, la Turchia sostiene di aver avviato un intervento formativo, dato che la fondazione “incontra i bisogni formativi dei nostri fratelli e amici albanesi”.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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