Coronavirus a Riad: sospesi i trasporti interni, per Bin Salman una fase difficile

Pubblicato il 20 marzo 2020 alle 9:03 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita ha annunciato, venerdì 20 marzo, la sospensione di tutti i voli nazionali, e delle corse di autobus, taxi e treni per un periodo di 14 giorni, in un quadro di misure volte a far fronte all’emergenza coronavirus. Per il sovrano, Salman bin Abdulaziz, si tratta di un periodo difficile.

La sospensione dei mezzi di trasporto è stata annunciata da una fonte del Ministero degli Interni saudita e tale misura entrerà in vigore a partire dalle ore 06:00 di sabato 21 marzo. Secondo quanto riferito, il fine è prevenire un’ulteriore diffusione di Covid-19 nel Regno e preservare la salute e la sicurezza dei cittadini. Saranno esonerati dalla disposizione i voli per casi umanitari o con comprovata necessità, aeromobili di evacuazione medica e di aviazione privata, così come gli autobus ed i taxi destinati al trasporto di personale sanitario o governativo, ed alcuni treni adibiti al trasporto merci. L’Arabia Saudita ha poi agito anche a livello religioso, sospendendo le pratiche e le cerimonie, così come la preghiera del venerdì presso le due moschee del Regno, ovvero la Sacra Moschea della Mecca, altresì nota come Grande Moschea, e quella del Profeta, considerata la seconda moschea più sacra per l’Islam.

Di fronte a tale scenario, il sovrano saudita, re Salman, ha rivolto un discorso, trasmesso in televisione, nella giornata del 19 marzo, in cui ha confermato che il Paese sta continuando ad agire e ad adottare le misure necessarie per prevenire ed arginare la diffusione di coronavirus. Inoltre, è stato affermato, la popolazione saudita sta dimostrando forza e determinazione nel fare fronte a tale crisi, come mostrato dalla collaborazione con gli enti e le organizzazioni impegnati nel contrastare l’emergenza, considerata un pilastro per garantire la buona riuscita degli sforzi profusi. Per il monarca saudita, il mondo intero si trova ad affrontare un momento storico complicato, ma il Regno è disposto a mettere in gioco le risorse finanziarie necessarie per superarlo e per preservare la salute dei cittadini.

Secondo le ultime informazioni riferite dal Ministero della Salute saudita, il 19 marzo, i casi positivi al coronavirus nel Regno hanno raggiunto quota 274. Degli ultimi 36 contagi, per 17 casi si tratta di persone provenienti da altri Paesi, tra cui Marocco, Regno Unito, Spagna, Iran, Iraq ed Egitto, mentre i restanti 19 erano venuti a contatto con persone infette dal virus.

L’emergenza coronavirus ha poi coinvolto il Regno saudita nella cosiddetta “Guerra dei prezzi di petrolio”, in cui l’altro protagonista è Mosca. Nello specifico, di fronte al forte calo dei prezzi di petrolio, fino al 6 marzo scorso, l’Arabia Saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui, però, la Russia si è opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+. Si tratta di un patto che riunisce i produttori membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e gli altri produttori, ed in cui Mosca rappresenta una dei principali produttori non OPEC. Ciò ha scatenato quella che è stata definita “guerra dei prezzi”.

Di conseguenza, l’11 marzo, il Ministero dell’Energia saudita ha chiesto alla compagnia statale Saudi Aramco di aumentare la produzione dai 12.3 milioni di barili, annunciati per aprile, ai 13 milioni, andando ben oltre i 9.7 milioni prodotti in precedenza. Non da ultimo, da aprile prossimo, Riad potrebbe altresì diminuire di circa 8 dollari il prezzo di ciascun barile venduto ai propri partner. Ciò ha dato vita ad una sorta di conflitto, che potrebbe avere conseguenze anche sul commercio petrolifero e sull’economia di altri Paesi a livello internazionale.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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